Coldiretti: “il maltempo ha distrutto il 90% di ciliege e albicocche”

Il dato nella relazione dettagliata all’Ente Provincia, è la perdita più elevata ma le piogge hanno colpito anche cereali e verdure. E dopo le piogge c’è timore per i danni dei cinghiali e l’arrivo della Diabrotica

Produzione di mais decimata, cereali minacciati dalle malattie fungine, alberi da frutto con sofferenze vegetative e scarsità di impollinazione. E, come se non bastasse, ortaggi invendibili perché marciti in campo e florovivaisti alle prese con costi di produzione alle stelle e costretti a mantenere accese anche fuori stagione le caldaie per riscaldare le serre. È un autentico bollettino di guerra quello stilato da Coldiretti Varese e contenuto in una relazione che, inviata all’Ente Provincia, fa il punto sui danni provocati dal prolungato maltempo delle scorse settimane.

«Nella provincia prealpina – dice il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori – il maltempo ha lasciato dietro di sé una lunga lista di danni, che ha convinto Coldiretti ad attivarsi chiedere alla Regione il riconoscimento dello stato di calamità naturale per la Lombardia. Gli agricoltori fanno i conti con la distruzione delle semine appena fatte sperando che il tempo tenesse, dopo settimane di pioggia battente. Invece, anche questa ieri le piogge sono tornate a colpire il territorio. E oltre al problema dell’eccesso di acqua c’è anche quello dei funghi e dei parassiti che con questo clima umido trovano il loro habitat ideale. Ci vorranno diversi giorni di bel tempo per far asciugare i terreni e in ogni caso non basterà per mettere in sicurezza gli alberi da frutta, in collina come in pianura».

Ecco la “mappa dei danni” risultati dall’analisi delle segnalazioni di tutto il territorio della provincia prealpina.

mais: perdite stimate di prodotto dal 30% al 50% a seguito del ritardo delle semine; in molte situazioni si sono inoltre rese necessarie le risemine a causa della mancata emergenza della coltura susseguente all’allagamento dei terreni;

prati permanenti: perdite stimate di prodotto variabili dal 30% al 50%; si fa inoltre rilevare una probabile scarsa qualità del foraggio ricavabile dal primo sfalcio ed un aggravio di costi sostenuti per la raccolta (laddove è stato possibile realizzarla) del prodotto sfalciato che non è stato possibile affienare in campo;

frumenti e cereali : l’eccesso di acqua ha favorito l’insorgenza di attacchi fungini e parassitari che comporteranno una riduzione presumibile delle produzioni nell’ordine del 35% e un aggravio di costi da sostenere per fronteggiare il problema di funghi e parassiti;

apicoltura: le piogge intervenute sulla fioritura e le contestuali basse temperature hanno di fatto azzerato le produzioni di miele di acacia; si segnala che la produzione di questo miele rappresenta il 50% – 60% della produzione delle nostre aziende apistiche; si segnala altresì che le basse temperature hanno costretto gli apicoltori a nutrire gli alveari ben oltre il normale periodo di nutrimento, con notevole aggravio di costi sostenuti;

frutticoltura: le piogge insistenti hanno fortemente ridotto le impollinazioni e stanno causando sofferenze vegetative alle piante a causa di attacchi parassitari e dei ristagni di acqua; si stimano perdite di produzioni variabili dal 40% (pesche) al 90% (prugne, albicocche, ciliegie);

orticoltura: le continue piogge hanno causato la marcescenza in campo delle prime colture primaverili che sono pertanto andate distrutte in quanto invendibili; ciò ha comportato una perdita di prodotto stimata nel 25% della produizione ordinaria e un aggravio di costi per la risemina di queste colture; in particolare si segnala che le basse temperature hanno ritardato e limitato la crescita degli asparagi comportando una riduzione di produzione stimata nel 40% rispetto alla produzione ordinaria;

settore florovivaistico: si evidenzia inoltre che l’avverso andamento climatico ha comportato una forte riduzione delle vendite delle produzioni florovivaistiche e un contestuale incremento dei costi di produzione per il riscaldamento delle strutture di produzione.

«Va precisato – conclude il direttore della Coldiretti provinciale Francesco Renzoni – che l’ulteriore andamento climatico avverso potrebbe aumentare i danni alle produzioni agricole che risulterebbero pertanto superiori a quelli stimabili all’attualità. Rimaniamo in attesa di conoscere le azioni che si intendono promuovere per poter far giungere agli imprenditori agricoli il giusto risarcimento dei danni subiti. Ovviamente Coldiretti Varese ribadisce la propria totale disponibilità a sostenere in tutte le sedi opportune le iniziative che si vogliano intraprendere nella direzione richiesta».

Come se non bastasse, ai danni del maltempo si sono aggiunti quelli di cinghiali e selvatici: gli imprenditori agricoli si sono ritrovati con i campi appena seminati e subito devastati dagli animali.  «Il problema interessa l’intera provincia di Varese, dalla pianura sino all’intero arco prealpino, dal lago Maggiore al confine con il territorio comasco e la Svizzera» conferma il vicedirettore della Coldiretti interprovinciale Paolo Frigo. E il problema è ancora più grave per le aziende a duplice indirizzo cerealicolo e zootecnico che utilizzano il mais per l’alimentazione dei propri animali: alla perdita del raccolto si aggiunge infatti la necessità di acquistare esternamente (e con l’aggravio dei maggiori costi) il mais o i mangimi per rifornire le stalle. Sempre in tema di fauna selvatica, al problema dei cinghiali si aggiunge quello di conigli selvatici e minilepri, soprattutto nella zona della bassa provincia e, in particolare, di Uboldo-Saronno, dove gli ettari “invasi” dai leporidi sono circa un centinaio.

A completare il quadro, c’è infine il timore dei produttori di mais per il ritorno della Diabrotica, il cosiddetto “insetto-killer del granturco”, la cui presenza torna ad essere segnalata sul territorio prealpino. 1Ne sono stati scoperti esemplari in una delle zone monitorate del nostro comprensorio, ovvero Busto Arsizio» sottolinea il presidente di Coldiretti Varese, Fernando Fiori. «Ma in realtà, si tratta di una presenza diffusa in ampie aree della Lombardia, come confermano gli analoghi rilievi effettuati a Vertemate con Minoprio (Como), da Castello d’Agogna (Pavia) a Casalbuttano (Cremona), da Cavenago d’Adda (Lodi) a Sant’Angelo Lodigiano (Lodi), da Gonzaga (Mantova) a Chiari (Brescia)». Il timore, più che fondato, è che la diffusione della Diabrotica possa moltiplicarsi in provincia nelle prossime settimane. La pioggia delle scorse settimane ha rallentato lo sviluppo delle larve – conclude Coldiretti Varese – ma ha differito nel tempo anche le semine, che stanno iniziando in ritardo: gli effetti? le piantine del mais con le radici ancora giovani rischiano di trovarsi in balia di una popolazione di killer affamata e vitale. La presenza della Diabrotica in provincia di Varese è accertata dal 2002. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 maggio 2013
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