“Il Comune non può farsi carico dei pazienti abbandonati dalla Regione”

L'assessore Molinari si dice preoccupato dalle novità introdotte con la nuova RSA aperta e dai problemi che devono affrontare le famiglie

roberto molinari

« Sono state cambiate le regole senza che nessuno ci coinvolgesse». L’assessore ai Serizi sociali del Comune di Varese Roberto Molinari si dice molto preoccupato dalle novità introdotte con la delibera regionale che ha mutato la fisionomia e le regole della RSA Aperta. In particolare la riduzione drastica delle attività legate alla figura degli operatori “oss e asa” che prima rappresentavano l’81,5% delle prestazioni richieste dai pazienti, vengono quasi cancellate.

La tematica è stata sollevata giorni fa da alcuni parenti, attualmente costituitisi in un comitato, che si sono visti modificare l’assistenza, introdotta come terzo elemento rispetto all’Assistenza domiciliare sanitaria e a quella socio assistenziale erogata dai comuni: « La sperimentazione RSA Aperta – ha commentato l’assessore Roberto Molinari – ha avuto il merito di far emergere un bisogno grande nella popolazione. È diretta ai pazienti over 75 non autosufficienti o affetti da demenze medio gravi, una fetta di popolazione che, in Lombardia, è di circa 380.000 persone. Il servizio, che era tanto piaciuto raccogliendo consensi, è stato modificato senza un raffronto con le parti coinvolte. Noi comuni non possiamo ora accollarci tutto il bisogno emerso senza adeguati supporti in termini di forze e fondi».

Il cambiamento della filosofia e della veste della RSAAperta è stata decisa dopo un confronto tra la parte sanitaria ( regione) e i gestori, privati, gli stessi a cui ora è affidata anche la valutazione delle persone, un tempo di competenza dell’ente pubblico (Asl e Asst): « Nel 2016, sono state erogate prestazioni di cura della persona nell’81,5% dei casi. L’intervento dell’educatore è stato richiesto nel 7,5%,quello del fisioterapista nel 5,1% e dell’infermiere nel 2,2%. Ora la nuova RSA prevede sostegno psicologico, formazione dei “care giver”, occasioni di stimolazione dell’apparato cognitivo. Ma questi sono bisogni nuovi e diversi, e chi si accolla quelli vecchi, richiesti in oltre l’80% dei casi?».

Al di là dei fondi a disposizione, Molinari ricorda che il servizio socio assistenziale erogato dal comune non è universale ma richiede parametri di reddito ben specifici: « O cambiamo le regole, oppure chi supera la soglia di reddito non ha altra scelta che rivolgersi al privato, pagando di tasca propria. In questo momento, le novità stanno ricadendo pesantemente sulle famiglie rimaste da sole a gestire il cambiamento».

E il timore che il sistema , un tempo totalmente pubblico, cominci a definire tratti privatistici è in linea con la accuse ricorrenti verso la Riforma della Sanità lombarda che molti vedono come un avvio alla privatizzazione del settore con i gestori che diventano gli attori principali del sistema: « Ci spaventa questo modo di fare. Noi tutti abbiamo salutato con favore l’integrazione con i territori prevista dalla riforma. Ma se questo è il modo…»

« Giovedì prossimo ci sarà il tavolo di regia dei piani di zona con tutti i comuni di Varesotto e Comasco – spiega Molinari – porteremo la questione per capire, soprattutto, le dimensioni del fenomeno. Ci stiamo muovendo alla spicciolata perché le novità sono arrivate in modo repentino. Non sappiamo nemmeno quanti siano i cittadini di Varese in carico alla RSA Aperta. Nel 2017 erano circa 260: come facciamo ad aggiungerli ai 140 cittadini già in carico? Per il bilancio del Comune sarebbe un vero salasso».

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Pubblicato il 09 aprile 2018
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