Milano perde il Teatro Portaromana

Il teatro verrà demolito per far posto ad un condominio

Riceviamo e pubblichiamo

Lunedì 13 maggio i tecnici di Teatridithalia hanno iniziato lo smantellamento del palcoscenico e delle strutture tecniche del Teatro di Portaromana, che sarà restituito alla proprietà i primi di giugno, "libero da persone o cose", per essere demolito. Al suo posto sorgerà un palazzo adibito ad abitazione, di 6 piani, alle spalle del quale verrà ricostruita una sala teatrale, purtroppo di dimensioni decisamente inferiori rispetto all’attuale.
Un accordo in extremis davanti al giudice, tra Teatridithalia e la proprietà, ci ha permesso di portare a termine la stagione – messa a rischio da uno sfratto esecutivo del luglio 2001 – e di evitare l’intervento della forza pubblica.

C’è molta amarezza e molta tristezza tra di noi, anche per non aver potuto dare una conclusione migliore a questa vicenda e, guardando i tecnici che smontano il palco, una sensazione simile a "quella in cui ti trovi quando devi sistemare le cose di qualcuno che non c’ è più".

Vi vogliamo ricordare la lunga storia (24 anni a novembre) di un teatro molto amato dagli artisti, per il suo felicissimo rapporto tra il palco e la platea, e – ne siamo certi – anche molto amato dal pubblico milanese.
È stato fondato nel 1978 da Fiorenzo Grassi, Gianni Valle insieme a Franco Ponzoni, l’attuale direttore di sala, Flavio Bonacci, Carlo Boso, Paolo Gardella, Riccardo Peroni, Pinara Pavanini, Lula Pedroni e Chicca Menini, in fiera concorrenza con l’Elfo, che apriva in contemporanea. I due teatri si sarebbero associati dapprima nella gestione del Festival Milano Oltre e poi, nel 1992, per dar vita a Teatridithalia.
Tra gli spettacoli che hanno segnato le prime stagioni ricordiamo, in ordine sparso,  L’architetto e l’imperatore di Assiria di Fernando Arrabal, regia di Peter Lotschak con Flavio Bonacci e Carlo Boso; Il padre di August Strindberg, per la regia di Mina Mezzadri con Virginio Gazzolo, Delia Bartolucci (’79/80); due spettacoli su testi di Manuel Puig diretti da Marco Mattolini, Il bacio della donna ragno con Giulio Brogi e Lorenzo Loris (in seguito con Emilio Bonucci) e Il mistero del mazzo di rose con Delia Bartolucci e Anita Laurenzi; Gli arcangeli non giocano al flipper di Dario Fo diretto da Cristiano Censi e interpretato da Maddalena Crippa, Flavio Bonacci, Marco Columbro e Franco Ponzoni, tra gli altri (’78/79). E ancora Kean di Alexandre Dumas diretto da Aldo Trionfo (’81/82), L’Affittacamere di Joe Orton, regia di Piero Maccarinelli (’84/85), Bent di Martin Sherman diretto da Marco Mattolini (’85/86) e gli spettacoli con protagonista Franco Branciaroli, tra i quali Confiteor, diretto dallo stesso Testori con Emanuele Banterle. E, per finire questo elenco incompleto, i successi dei primi spettacoli di Angelo Longoni Naja, Uomini senza donne e Money e Come gocce su pietre roventi di R. W. Fassbinder diretto da Marco Mattolini, protagonisti Bonacci e Luca Zingaretti.

Per non dimenticare le rassegne InScena e Teatrart, (con la collaborazione di Franco Quadri) dove venne ospitata per la prima volta a Milano la compagnia del Carrozzone poi, Magazzini Criminali, divenuta una presenza costante nelle stagioni del teatro.
Nella stagione ’92/’93, come detto, la cooperativa Teatro di Porta Romana si associa a quella dell’Elfo, dando vita ad un organismo unico denominato Teatridithalia. Lo spettacolo che inaugura questo nuovo corso è Resti umani non identificati e la vera natura dell’amore di Brad Fraser, regia di Bruni e De Capitani, che diviene un vero cult del pubblico più giovane. L’intero palcoscenico del Portaromana – pavimento, pareti e impalcature laterali – è lasciato spoglio, quasi denudato, ma completamente dipinto di rosso acceso. Un colpo d’occhio che rimane impresso nella memoria.
Sarà poi la volta dei successi di Amleto, ripreso e ripensato più volte, sempre per lo spazio del Portaromana, di Caligola e del Sogno di una notte di mezza estate.

Tanti anche gli spettacoli che hanno fatto conoscere alla città grandi nomi stranieri: dai giapponesi Sankaj Juku, una rivelazione per il linguaggio scenico e coreografico totalmente nuovi, ai maestri Peter Brook, con Ubu, Ingmar Bergman, con La signorina Giulia, Andrej Wajda con Ils, fino alle compagnie degli Els Joglars o di Teatre Claca, che utilizzava pupazzi e maschere disegnati da Joan Mirò, o del Café La Mama, diretto da Ellen Stewart.
Un capitolo a se andrebbe dedicato ai numerosi appuntamenti con la danza contemporanea italiana e straniera: sono passati sul palco del Portaromana, giudicato molto funzionale da tutti i danzatori, Carolyn Carlson, i coreografi di punta della nouvelle danse française – Jean Claude Gallotta, Dominique Baguet e il gruppo di danzatori/scalatori Roc in Lichen – la belga Anne Teresa De Keersmaeker con il gruppo Rosas, rivisto in più edizioni di MilanOltre, gli ISO e Nigel Charnock.


Ora Teatridithalia, aspettando la nuova sede al Teatro Puccini di corso Buenos Aires, attualmente in attesa di ristrutturazione, si sta accordando con un’altra sala milanese per trasferirvi provvisoriamente la stagione del Teatro Portaromana. A trattative concluse daremo notizie dettagliate del nuovo assetto della nostra attività.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 maggio 2002
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