Sicurezza: i sindacati vogliono impegni concreti

Accordi con gli industriali disattesi e Cgil Cisl e Uil lanciano la campagna per prevenire gli infortuni in venti fabbriche della provincia

Il numero degli infortuni sul lavoro, anche gravi non accenna a diminuire in provincia di Varese. L’allarme lanciato ancora una volta dai sindacati non è una novità, purtroppo. È invece 
una novità la campagna a cui il Dipartimento per la sicurezza e la prevenzione di Cgil Cisl e Uil insieme alle categorie dei metalmeccanici di Varese e Ticino Olona hanno avviato questa mattinata chiamando a raccolta a Gallarate, nel salone della Cooperativa di Consumo Arnatese, i rappresentanti sindacali unitari (Rsu) e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) di venti fabbriche metalmeccaniche della provincia. Lo scopo dell’incontro è stato quello verificare lo stato dei fatti e avviare, per ora in via sperimentale, una campagna di informazione che punta all’attuazione concreta degli impegni assunti anche dalle aziende sulla sicurezza. 
E i rappresentanti delle fabbriche che hanno risposto all’appello non hanno fatto che confermare i timori dei sindacati. Nonostante esistano delle normative, definite dalla legge sulla sicurezza 626, e in provincia addirittura due accordi territoriali con le associazioni degli industriali, Univa e Api, poco si fa concretamente per la garanzia di lavoratori e ambienti di lavoro. «Gli accordi sono disattesi» denunciano in più interventi i sindacalisti. Rincarano la dose le Rsu e le Rls, che vogliono un’azione più incisiva del sindacato per rompere l’isolamento in cui spesso si trovano a trattare.

A lanciare la campagna sono stati i responsabili dell’applicazione della legge sulla sicurezza, della categoria dei metalmeccanici Paolo Lenna (Fiom Cgil), Giuseppe Marasco (Fim Cisl) e Renato Marchiteli (Uilm), i rappresentanti delle segreterie Umberto Colombo (Cgil), Sergio Moia (Cisl), oltre che quelli del Dipartimento unitario della sicurezza e ambiente Renato Franchi (Cgil), Salvatore Manta (Cisl Ticino Olona) Mauro Ghiselli (Uil). «Con questa iniziativa vogliamo passare dall’applicazione formale ad una applicazione incisiva delle norme – ha spiegato Umberto Colombo (Cgil) – oggi partiamo in via sperimentale col settore metalmeccanico con l’obiettivo di estendere la campagna agli altri settori». Che la formazione si debba realizzare davvero e che le aziende debbano informare con dovizia di concretezza i lavoratori è anche l’esigenza espressa da Mauro Ghiselli (Uil).  «La normativa attuale – ha aggiunto invece Sergio Moia (Cisl Varese) – dà spazio alla partecipazione dei lavoratori, ma questa deve diventare consapevole, a Varese inoltre ci sono precisi accordi da rispettare che definiscono nei particolari i criteri con cui la formazione deve avvenire». I contenuti, la durata di quattro ore dei corsi destinati alla formazione con un numero di partecipanti non superiore a venticinque, la presenza di un tutor sindacale e dei rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza (Rls), sono queste le regole definite negli accordi raggiunti con Univa nel 1999 e con l’Api nel 2001. «Questa vertenza inoltre si inserisce in un dibattito nazionale sulla semplificazione della norma sulla sicurezza e prevenzione – continua Moia – se da una parte 
c’è chi la auspica per una migliorarne l’applicazione dall’altra c’è chi la vuole per togliere obblighi». Inutile dire da che parte sta il sindacato che con Moia lancia l’avvertimento alle 
aziende e insieme un suggerimento, quello di aderire al bando dell’Inail che mette a disposizione finanziamenti per l’attuazione dei corsi di formazione.

Salvatore Manta (Cisl Ticino Olona) ha posto invece l’accento sui numeri non incoraggianti degli infortuni che ancora si registrano in provincia. Basti pensare che dall’inizio dell’anno sono state tre le vittime cadute sul posto di lavoro. «Gli accordi sono disattesi nonostante il numero degli infortuni nella provincia mostra una lieve tendenza all’aumento». Le donne e i giovani nella fascia di età compresa fra i 18 anni e 34 anni sono quelle più deboli e vittime principali di incidenti sul lavoro. A influire in questo caso è la mancanza di competenze e professionalità, che rappresentano motivi in più, secondo i rappresentanti dei lavoratori per insistere sulla formazione. Anche i lavoratori flessibili rientrano in questa categoria e questa operazione, come sottolineato da Colombo, permetterà anche di mettere sotto osservazione 
questa categoria molto impiegata nel metalmeccanico.
Fra le aziende in cui si attuerà questa campagna ci sono nella zona di Varese la Aermacchi, la Lp, la Mam e la Sices, nella zona dei laghi la Inda, la Usag, la Whirpool, a Busto Arsizio la 
Mazzoni, Crosta, Bandera Trafital, nel gallaratese Siac e Secondamona. A questo progetto si legano iniziative particolari in quelle aziende in cui si sono verificati eventi tragici. Qui saranno organizzati infatti particolari momenti di approfondimento sulla sicurezza. Questo succederà per esempio ad Origgio, come ha ricordato Renato Franchi, dove alla Clariant nei prossimi giorni sarà ricordato il giovane operaio morto ustionato nel giugno scorso.

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Pubblicato il 06 Giugno 2002
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