«Anch’io ero pronto a scappare in Svizzera»

Intervista a Luciano Garibaldi autore di "L'altro italiano. Edgardo Sogno. Sessant'anni di antifascismo e anticomunismo" (Edizioni Ares)

«Per me fu uno dei  servizi giornalistici più sofferti». Luciano Garibaldi, giornalista con la passione della storia, nel 1976, quando Edgardo Sogno fu arrestato con l’accusa di aver  tentato un golpe, fu inviato dal settimanale "Gente" ad intervistarlo. A distanza di molti anni da quell’incontro Garibaldi ha pubblicato "L’altro italiano. Edgardo Sogno. Sessant’anni di antifascismo e anticomunismo" (Edizioni Ares). Una biografia classica, che attraversa le tappe di un’esistenza condotta sempre sulla breccia della storia: dall’esperienza francese con il Nizza Cavalleria, alla Resistenza al Nord, che lo vide protagonista di azioni eroiche, come il tentativo di liberare, travestito da ufficiale delle SS, Ferruccio Parri, prigioniero a Milano della Gestapo. Azioni che gli valsero nel 1946 la medaglia d’oro al valor militare. 
"L’altro italiano" è il risultato di un rapporto intenso tra l’autore e il comandante della "Franchi": due anni (dal 1989 al 1991) di interviste «con il registratore sul tavolino e l’accesso a tutto l’archivio dei documenti a condizione che smettessi di chiamarlo comandante».
Perché Edgardo Sogno è una figura così contestata?
«Perché era una personaggio complesso, ed è sbagliato giudicarlo con le categorie storiche di oggi. Era un antifascista e un anticomunista, era un liberale che combatteva contro i totalitarismi. La libertà contrassegnava sempre la sua azione. Già nel 1941, prima di molti altri, decise  di combattere i nazifascisti. Una scelta motivata dal fatto che ancora prima dell’inizio della guerra aveva saputo, da un documento segreto del Vaticano, che i tedeschi stavano sterminando gli ebrei d’Europa. La sua partecipazione alla guerra civile spagnola, usata come argomento a contrario, va  invece letta in chiave strategica e anticomunista. Per Sogno la Spagna era una porta verso il resto d’Europa e nella sua logica non poteva cadere in mano ai comunisti».
Lei fu uno dei primi ad intervistarlo dopo l’arresto per il tentato golpe. Che impressione ebbe?
«Io prendevo le distanze da un certo estremismo dei rimedi presente nei suoi scritti, che peraltro era molto teorico. Però anch’io come Sogno temevo una svolta comunista in Italia. Io non faccio fatica a capirlo perché il pericolo era reale, al punto che ero pronto a riparare in Svizzera e iniziare una collaborazione con un giornale del Ticino, se i comunisti avessero preso il potere in Italia.».
Sì ma in Italia c’era Stay Behind che controbilanciava certe spinte.
«È vero ma tutto va letto nell’ottica di quel clima storico. C’era un clima internazionale diverso, in Italia c’era il terrorismo e il compromesso storico era nell’aria, e quindi ciò che Sogno  temeva non era così lontano dalla realtà. La nascita di Gladio era la riprova che il pericolo era reale. Oggi possiamo dire con tranquillità che è stata l’esistenza di uomini come Edgardo Sogno ad impedire che le frange estremiste prendessero il potere in Italia».

Luciano Garibaldi
"L’altro italiano. Edgardo Sogno. Sessant’anni di antifascismo e anticomunismo"
Edizioni Ares
pag. 396
Euro 20,,66

*L’autore è intervenuto all’incontro organizzato dal Circolo Cavour e inserito nella rassegna Amor di Libro. Sono intervenuti inoltre, Anna Sogno Arborio Mella,   Massimo De Leonardis, Mauro della Porta Raffo


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Pubblicato il 24 Ottobre 2002
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