Preoccupata ma non sconfitta: l’Insubria è determinata a reagire

Affollata assemblea all'Università dell'Insubria. Docenti, personale tecnico amministrativo e studenti hanno commentato il grave stato di crisi finanziario

«Per il prossimo anno non dovremo tagliare nulla, ma se continueremo su questa via la situazione diventerà difficile». 
Il rettore Renzo Dionigi non nasconde la sua preoccupazione. Riuniti nell’aula magna professori, personale amministrativo e studenti apprendono le reali dimensioni di una crisi che sta per investire tutta l’università italiana e il mondo della ricerca. Fino ad un atto ufficiale che ribalti la situazione, il mondo accademico vedrà decurtare i propri finanziamenti drasticamente. E per la giovane università dell’Insubria, ancora in fase di sviluppo, si tratta di un grave colpo. 
«Di certo ne risentiranno i corsi che abbiamo recentemente avviato a Como, in scienza del turismo e dei beni culturali e quelli che vorremmo avviare l’anno prossimo a Varese. Il reclutamento del personale avverrà al rallentatore».
Dopo anni di sostanziosi finanziamenti ordinari, cresciuti nel primo triennio del 121,8%, da quest’anno l’università del territorio ha visto stringere i cordoni e  il prossimo bilancio sarà ancora più risicato.
L’ateneo si è stretto attorno al suo rettore, manifestandogli sostegno: tutti, dai professori, ai ricercatori, ai tecnici, agli impiegati agli studenti si sono detti pronti ad appoggiare qualsiasi iniziativa verrà pensata. È stato persino suggerito di coinvolgere il mondo accademico europeo come arma di pressione sul Governo italiano. 
Solo sul piano edilizio, l’Insubria si è vista ridurre i finanziamenti dai due miliardi dello scorso anno ai 400 milioni del 2002: un contributo al di sotto delle esigenze visto che il patrimonio immobiliare necessita di pesanti interventi di ristrutturazione.
«La nostra università continuerà, comunque, nel proprio cammino – prosegue Dionigi – puntando sulla ricerca. In Europa, l’Italia è in affanno non per la qualità dei risultati ma solo per il ritardo con cui vengono ottenuti. Il nostro metodo sarà innovativo: in Italia ci sono molti cervelli e pochi esecutori: si deve investire di più sul personale tecnico». Un obiettivo ambizioso, visti i tempi, anche perché la ricetta suggerita dal ministro Moratti è inattuabile: «Parlare di fondazioni universitarie è realistico solo per i grandi atenei. Potrei pensare a solo 8 sui settantotto esistenti. In una città piccola come la nostra, la soluzione è assolutamente irrealizzabile. Certo, arrivano sovvenzioni da privati, Varese ha cambiato profondamente la mentalità rispetto a cinque anni fa, e da qualche milione donato in avvio, oggi possiamo contare qualche miliardo».
Non sufficienti comunque a coprire il fabbisogno minimo per la vita di un ateneo: «Tra gli obiettivi del Consiglio europeo c’è la riduzione del 50% del numero di iscritti che non frequentano – commenta il professor Roberto Valvassori presidente della facoltà di scienze di Varese
Ci devono spiegare come potremo arrivarci con queste condizioni».


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Pubblicato il 12 Dicembre 2002
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