Omicidio Milani, aperto il processo contro il secondo uomo

La prossima udienza si svolgerà il 13 gennaio, quando saranno trascritte da un perito le intercettazioni che hanno inchiodato Petricca

Aveva cercato di ribellarsi al tentativo di rapina. Così era stata freddato, il 10 dicembre del 1996, Eugenio Milani, sedici anni, figlio della proprietaria di una tabaccheria di Crenna a Gallarate. Questa mattina nel tribunale di Busto Arsizio si è aperto il processo in corte d’assise per Claudio Petricca, ritenuto il secondo uomo, autore di quel tragico delitto. Per l’accusa Petricca, trantasei anni, aveva agito insieme a Vincenzo D’Alfonso  l’uomo che sparò alla testa del giovane Eugenio nella tabaccheria di via Locarno. Per D’Alfonso, reo confesso, è stato istituito il giudizio abbreviato. 

La prima battuta del processo, celebrato dal giudice Anna Azzena, si è conclusa con l’acquisizione delle prove e con l’incarico affidato ad un perito di verificare e trascrivere tutte le intercettazioni ambientali e telefoniche con le quali il pubblico ministero Tiziano Masini ha individuato in D’Alfonso e Petricca gli autori del delitto. Fra le prove sono state acquisite anche il test sul dna dell’imputato. La prova genetica è stata effettuata sul mozzicone di una sigaretta trovata nel portacenere della Fiat uno grigia, rubata e usata per compiere la rapina. Così, in attesa che il perito compia il suo lavoro, la prossima udienza è stata fissata per il prossimo 13 gennaio. 
Nel procedimento è stata ammessa come parte civile la Federazione tabaccai. A rappresentare l’associazione di categoria così come la madre Maria Schiavini è l’avvovato Aldo Meyer.

Come si ricorderà, D’alfonso e Petricca, sono stati arrestati nel 2002, dopo sei anni di indagini coordinate dal pm Masini. Petricca era stato fermato a Ravenna, dove si era ricostruito una vita con la moglie e la figlia. Ad oggi l’imputato, difeso in aula dagli avvocati Marilena Guglielmano e Patrizio Le Piane, continua a dichiararsi innocente. 
Sono state invece le intercettazioni telefoniche e ambientali, così come le confidenze ad un collaboratore di giustizia a inchiodare i due. Dopo l’omicidio, D’Alfonso, non era infatti stato zitto. In più occasioni si era lasciato andare, raccontando alle varie conviventi la storia di quella rapina. 
Proprio nei giorni scorsi invece l’amministrazione comunale di Gallarate ha assegnato le borse di studio per la migliore tesi di laurea che sono state intitolate a Eugenio Milani.

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Pubblicato il 07 Ottobre 2003
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