Si incatenano ai cancelli per il salario
Scontro aperto tra la Sae e i suoi quindici autisti: bloccati i camion dell'azienda. Sul posto le forze dell'ordine. Trattativa in Prefettura
All’improvviso compaiono catene e lucchetti. Quando i quindici autisti si attaccano al cancello, tutti capiscono l’antifona e spengono i motori. Non ci si muove più. La trattativa è bloccata: è muro contro muro. Lo scontro tra i lavoratori della Sae, l’azienda di trasporti trentina con filiale a Cassano Magnago, e la proprietà, arriva anche davanti al Prefetto, ma senza una soluzione.
Oggi, dopo quattro giorni di picchetto davanti al cancello, giorno e notte, i dipendenti hanno impedito ai camion di partire e hanno chiesto all’azienda il mantenimento dell’attuale stipendio fino alla fine del 2004 con il ritiro della lettera-ultimatum che annuncia una riduzione di salario di 400 euro.
Gli operai iniziano a bloccare il cancello dalle 7 di mattina.
Un gruppo si dirige verso lo scalo intermodale Hupac, a due chilometri di distanza, e blocca un camion guidato da un autista esterno.
Arrivano due auto della polizia e due dei carabinieri. I dirigenti della filiale cassanese cerano di convincere gli autisti ad aprire. Sono solo quindici autisti, ma lo scontro è sostenuto con forza dalla Filt Cgil. Il piazzale è incoronato da bandiere rosse, la trattativa è diretta dai funzionari del sindacato e da Trento arriva anche la condanna del sindacato locale contro l’atteggiamento della Sae.
Lo scontro era iniziato la settimana scorsa. Il contratto aziendale è scaduto da più di un anno, ma l’azienda, più che parlare di aumenti, vuole ridiscutere le indennità di trasferta. Si lavora di meno, i tragitti e i chilometri sono diminuiti.
Il proprietario, Alfredo Bonetti, chiede un adeguamento in busta paga. Nell’ultimo mese i rapporti sindacali si sono guastati. La lettera giunta la settimana scorsa è lapidaria: abbiamo fatto i conti – dice in sostanza – e abbiamo anche cercato di dialogare ma ora o accettate la riduzione di 400 euro o sarete licenziati entro 180 ore.
Quella di stamattina è la risposta. I lavoratori si schierano davanti al cancello: sedie, banchetto, legna da ardere, bottiglie di grappa e vino per resistere al freddo, un fuoco sempre acceso e veglia notturna.
A metà mattina, la proprietà è inflessibile: nessuna trattativa, liberate il cancello e lasciateci lavorare. Dopo diversi tentativi di mediazione, i sindacalisti ottengono una prima disponibilità a ritirare la lettera e riaprire la trattativa. Ma gli autisti sono durissimi, arrabbiatissimi. Si incatenano e non fanno passare i camion. Vogliono anche la garanzia che il salario rimanga invariato fino a tutto il 2004 e la disponibilità a discutere di un aumento del 5%. Nuova impasse. Nel frattempo fioccano le telefonate con la Prefettura, che chiede di evitare atti illegali come il blocco del cancello, e la Questura. Arriva il vicequestore Broggini dal commissariato di Gallarate. Alle 12 Sembra che sia nell’aria lo sgombero. Spunta una tenaglia per tranciare le catene. Interviene però il Prefetto. I sindacalisti della Cgil convocati a Varese per discutere. La tensione si allenta. Un autista si rivolge a un funzionario della questura: «Quando inizierete a sgomberarci, per favore, niente manganellate sui reni che già mi fanno male». Si ride da tutte e due le parti.
Poliziotti e carabinieri vanno a mangiare. Sul piazzale arrivano due cartoni di pizza al taglio. Arrivano anche le birre: questurini e autisti mangiano un boccone insieme.
La trattativa però è ferma e le catene rimangono. Anche il dottor Alfredo Bonetti è un tipo tosto: vuole che i suoi camion tornino a lavorare e non ha intenzione di chinare la testa di fronte alla prova di forza dei suoi autisti. Doveva essere una guerra lampo, e invece sono tutti in trincea.
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