Una fossa nel bosco scoperta dopo sei anni

Ci sono voluti dieci gironi di scavi, unità cinofile, e un archeologo per ritrovare i cadaveri

Due scheletri, accatastati uno sopra l’altro, brandelli di vestiti indosso. Qualche attrezzo, una pala. Non è stato facile capire il punto esatto dove erano nascosti i due cadaveri, ma è stato semplice il riconoscimento. I due avevano ancora addosso i documenti.
Per rinvenire le salme, la procura della repubblica di Busto Arsizio ha lavorato dieci giorni con un team di esperti. I periti della scientifica dei carabinieri e poi la protezione civile, unità cinofile, un archeologo e un medico legale.

Il bosco in cui la notte del 17 gennaio 1998 un gruppo di ragazzi si avventurava, deciso a celebrare un orribile rito satanico, si trova a un chilometro dal santuario della Madonna della Ghianda. 

Una strada svolta a sinistra ed entra nel bosco. Una vegetazione fittissima rende difficile la visuale, fino a quando una stradina devia, a destra, dalla pista principale inoltrandosi per altri boschi. 


Lì, in una zona senza
costruzioni, i carabinieri hanno lavorato per giorno, setacciando al terra. Almeno tre gli scavi effettuati. Il consulente archeologo ha effettuato diversi sondaggi per verificare se la terra, a trenta centimetri di profondità, presentasse tracce di scavi, verificabili anche a distanza di sei anni. 

Così gli inquirenti hanno individuato il punto esatto della buca, e fatto affiorare, le due vittime, il 28 maggio scorso. 
I magistrati non hanno voluto rivelare tutti i particolari del macabro ritrovamento. 


«I due ragazzi sono stati uccisi in modo veramente raccapricciante – ha detto il procuratore capo Antonio Pizzi – su come si siano volti i fatti possiamo fare solo supposizioni. Forse la vittima designata era la ragazza, forse lui ha cercato di ribellarsi».

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Pubblicato il 05 Giugno 2004
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