Finanziaria, le richieste di Confartigianato
In questi giorni in cui il cerchio si stringe, Associazione Artigiani - Confartigianato fa la lista dei Desiderata
Sì agli sgravi Irap, no agli automatismi sugli Studi di Settore, maggiore attenzione al credito ed al Fondo Artigiancassa, rifinanziamento delle risorse messe a disposizione per gli interventi a sostegno del reddito anche in funzione dell’evidente crisi del settore tessile, abbigliamento e calzaturiero. Tutto questo a vantaggio delle piccole e piccolissime imprese. A dirlo è l’Associazione Artigiani della Provincia di Varese – Confartigianato che, inoltre, esprime «soddisfazione nei confronti della scelta del Governo che, al momento, sembra intenzionato rivolgere particolare attenzione verso una riduzione della pressione fiscale nei confronti di artigiani e pmi per ridare fiducia a quel tessuto produttivo che, nonostante la congiuntura negativa, ha fatto marciare l’economia italiana».
L’Associazione Artigiani della Provincia di Varese – Confartigianato avanza, a questo punto della discussione sulla Finanziaria, alcune richieste mirate:
– Totale abrogazione dell’Irap o, se il provvedimento non dovesse essere recepito, erosione della base imponibile Irap (raddoppio della franchigia Irap a decorrere sin dal periodo d’imposta 2004). La riduzione dell’Irap, attraverso l’applicazione di una franchigia fissa almeno fino a 15mila euro, permetterebbe una riduzione complessiva della pressione fiscale di circa 320 euro medi per impresa. Altrettanto importante, in vista di una graduale abolizione dell’imposta, è la scelta di non far gravare l’Irap sulla nuova occupazione a tempo indeterminato. Lo sgravio Irap, per dette figure, porterà ad un risparmio medio di 850 euro per ogni nuovo dipendente, mentre per lo stesso dipendente assunto in aree Obiettivo 1 porterà alle imprese un beneficio di 1.700 euro.
– Pensare ad ipotesi di semplificazione degli adempimenti burocratici in materia fiscale ed eliminazione degli automatismi di aggiornamento sugli Studi di Settore. Tali automatismi prevedono la revisione degli studi di settore, sentite le associazioni di categoria, entro il quarto anno successivo a quello di entrata in vigore dello studio di settore. Oltre a questa revisione i risultati degli studi dovrebbero essere aggiornati ogni anno sulla base di indici Istat. Questa regola rischia di slegare gli studi dall’andamento congiunturale e dalle varie situazioni territoriali appiattendo in modo indiscriminato i diversi livelli di ricavo delle imprese, ma soprattutto, annullando il principio della concertazione. L’inasprimento automatico ed indiscriminato degli Studi di Settore avrebbe comportato un prelievo forzoso, a carico delle aziende, pari a circa 4 miliardi di euro. L’Associazione Artigiani ritiene assurda qualsiasi ipotesi di inasprimento automatico ed indiscriminato degli studi di settore in quanto andrebbe ingiustamente a colpire realtà economiche molto diverse tra loro e che, nell’attuale difficile congiuntura, si stanno impegnando senza sosta per resistere sul mercato e per competere ad armi pari con i concorrenti esteri.
– Per quanto riguarda il credito occorre evidenziare che non si osserva in Finanziaria il rifinanziamento per Artigiancassa stimato in 41 milioni di euro. Non si parla inoltre del trasferimento di risorse alle regioni in materia di incentivi alle imprese. Il recente stanziamento di 40 milioni di euro sulla legge 488, inoltre, non potrà risolvere il problema della scarsità delle risorse stanziate per il primo bando.
«L’Associazione Artigiani della Provincia di Varese si augura – afferma il presidente Giorgio Merletti – che tali posizioni da parte del Governo, su argomenti di primissima importanza per le piccole e medie imprese, si traducano effettivamente in norme definitive inserite nella Finanziaria. Sarà impegno del neo-eletto presidente di Confartigianato Roma Giorgio Guerrini e del nuovo gruppo dirigente, al quale vanno i nostri più sentiti auguri di buon lavoro, operare in tal senso per ottenere maggiori vantaggi competitivi a favore delle microimprese».
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