Simone Moro: protagonista delle grandi sfide

Secondo appuntamento ai Molini Marzoli: dopo gli abissi di Umberto Pelizzari, le vette di Simone Moro, alpinista dal curriculum... vertiginoso

Dagli abissi alle vette più alte del mondo: questo il percorso proposto per questa stagione dagli incontri con i “Protagonisti delle grandi sfide”, organizzati dal Comune di Busto Arsizio presso i Molini Marzoli.

Dopo il famoso recordman d’immersione subacquea ( e conduttore televisivo) Umberto Pelizzari, lunedì 8 novembre alle 21 nella Sala Tramogge dei Molini Marzoli sarà la guida alpina Simone Moro a raccontarsi ai bustocchi, e a narrare le sue avventure tra cielo, roccia e ghiaccio.

Trentasette anni, bergamasco, Simone Moro vanta un curriculum impressionante. Iniziò giovanissimo, nel 1980, le prime arrampicate, poi cinque anni dopo entrò a far parte della nazionale di arrampicata sportiva, di cui divenne il tecnico nel 1992. Allo stesso anno risale il suo primo attacco all’Everest, ma le terribili difficoltà incontrate lo costrinsero ad alzare bandiera bianca a 7.400 metri. Nel 1998 un secondo tentativo per la cresta nord naufragò a quota 8.200, ma finalmente nel 2000 Moro raggiunse il tetto del mondo rimanendo per 5 giorni a oltre 8.000 metri senza ossigeno: un’impresa eccezionale, possibile solo ad uomini di una tempra fuori dal comune, poichè a quelle quote l’aria è molto rarefatta e ogni movimento costa immane fatica. Nel 2002 Moro scalò anche la parete nord, scendendone poi nel tempo record di 4 ore e mezza. Nel suo curriculum molte vette tra le più ambite del pianeta: nel 1993 l’Aconcagua (6962 m) e il Cerro Mirador (6089 m, nuova via invernale e in velocità) nelle Ande; nel 1994 il Lhotse (8516 m), gigantesco vicino dell’Everest, nel ’96 lo Shisha Pangma (8.008 m), sempre nell’Himalaya. Nel 1999, tra luglio e agosto, secondo al mondo, ha completato la “maratona alpinistica” del Tian Shan (Asia Centrale, tra Cina e Kirghizistan/Kazakhstan) che comprende il Pik Lenin (7134), il Pik Korjenevska (7105), il Pik Komunism (7495), il Pik Khan Tanghi (7010). Nel 2001 Moro è stato il primo occidentale ad effettuare un’invernale in Tian Shan sul Marble Wall (6400 m) in stile alpino senza acclimatamento e in soli 2 giorni. L’aver soccorso senza ossigeno e di notte ad oltre 8000 metri sul Lhotse un alpinista inglese, gli vale, nello stesso 2001, il premio Sowles Award negli USA. Nel 2002 ha scalato il Vinson Massif (4897 m, in Antartide!) e il Cho Oyu (8201 m) nell’Himalaya, sul quale ha stabilito un nuovo record di velocità. Nel 2003 vengono poi il Kilimanjaro (5895 m), il Broad Peak (8047 m) e l’Elbrus (Caucaso, 5.642 m). Apre una nuova via sul Nanga Parbat (Karakorum, un altro "ottomila"), ma senza raggiungere la vetta. Nello stesso anno si laurea in Scienze Motorie (110 e lode) con tesi su “Alpinismo a quote estreme” e riceve il Pierre de Coubertin Trophy dall’Unesco e la medaglia d’oro al valor civile dal Presidente Ciampi e dalla Regione Lombardia. Nel gennaio 2004 tenta la prima salita assoluta invernale della parete sud del Shisha Pangma, ma non raggiunge la cima per 300 metri.

Si ricorda che lunedì 15 novembre il campione olimpico di sciabola individuale, Aldo Montano, concluderà il ciclo degli incontri con i “Protagonisti delle grandi sfide”.

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Pubblicato il 06 Novembre 2004
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