Busto Arsizio si fa onore in Sri Lanka
I volontari della Prociv Augustus raccontano la loro esperienza nel Paese asiatico colpito dal maremoto
L’assistenza alle vittime del maremoto parla anche in bustocco grazie ai volontari della Prociv Augustus. A testimoniarlo i due volontari appena tornati dallo Sri Lanka, Francesco Sbarra e Gabriele Bardelli, e il coordinatore dell’associazione di protezione civile Marco Picotti. L’occasione per raccontare quanto fatto e visto nel lontano Paese asiatico è stata data dalla conferenza stampa indetta dall’amministrazione comunale, giustamente orgogliosa del lavoro svolto da Prociv Augustus.
Assente il Sindaco Luigi Rosa, messo ko dall’influenza e rappresentato dal vicesindaco Gianfranco Bottini, il direttore generale del Comune Claudio Mazzesi e l’assessore alla Sicurezza e partecipazione Alessandro Marelli hanno brevemente introdotto l’attività di Prociv Augustus. «Oggi l’associazione ha sede in via Ferré in un capannone dismesso fornito dal Comune; a marzo, ultimati i lavori necessari, provvederemo ad inaugurare questa nuova sede. È importante sapere di avere a disposizione, in caso di calamità, dei professionisti; pensate che sono partiti in poche ore, il 30 dicembre. Allertati la mattina, la sera erano in volo per lo Sri Lanka, dove si sono conquistati la stima dei colleghi dei Vigili del Fuoco e del 118; in più, quasi ogni giorno mandano regolari bollettini sul loro lavoro tramite il sito Internet dell’associazione» ha detto Marelli.
«Il volontario di oggi è altamente professionalizzato» ha osservato il coordinatore di Prociv Augustus Marco Picotti, «non è più solo lo spalatore di fango, ma soprattutto deve essere un buon organizzatore. La Prociv Augustus qui a Busto ha uomini specializzati nella lotta agli incendi boschivi, ma il nostro impegno principale nelle grandi calamità, come il maremoto del sud-est asiatico, è la logistica. In pratica prepariamo il terreno per i vari corpi di protezione civile, quindi impiantiamo le cucine, gli attendamenti e così via. Sul posto si è scoperto che la cucina, che avevamo smontato con gran fatica per farla entrare nella stiva dell’aereo, non era la necessità più impellente, così Gabriele e Francesco si sono dedicati a compiti organizzativi».
La parola è passata quindi ai due volontari, appena rientrati da Colombo (lòa capitale di Sri Lanka, ndr) sperimentando uno shock termico di poco meno di quaranta gradi: dal caldo umido dei Tropici al morso del burano di questi giorni. «La collaborazione è stata ottima, tanto con i colleghi degli altri corpi d’intervento che con la popolazione locale» hanno detto Francesco Sbarra e Gabriele Bardelli. «Dopo due giorni nella capitale siamo partiti per Trincomalee, sulla costa orientale, la più colpita dal maremoto: quindici ore di autocolonna per fare 320 chilometri… La strada era bloccata dagli elefanti, e nella zona colpita le condizioni delle vie di comunicazione erano pietose».
I tempi di spostamento nella zona sono in genere molto lunghi, tanto che i volontari non possono tornare a pranzare presso il loro campo base in città, ma si arrangiano con frutta e scatolette di tonno. Le condizioni igieniche sono state la prima preoccupazione dei volontari; dall’11 gennaio è attivo l’ospedale da campo degli Alpini di Bergamo, dopo che per alcuni giorni si era utilizzata una biblioteca locale adattata ad ambulatorio dai vigili del Fuoco di Pisa, che insieme al 118 di Savona hanno accompagnato Prociv Augustus in questa avventura. «Oggi arrivano due Canadair la mattina e due il pomeriggio» raccontano ancora i due volontari.«Aerei più grandi non potrebbero atterrare a Trincomalee, la pista è piccola e danneggiata. Il materiale trasportato viene quindi traghettato attraverso la baia fino alla nostra base, da dove, impegando per lo più personale e mezzi locali – anche perchè da loro si guida a sinistra – viene impiegato dove e n’è bisogno».
A sostituire i due volontari di Prociv Augustus sono arrivati intanto a Trincomalee altri due colleghi di Busto, più altri due provenienti dalla Sardegna; l’impegno raddoppia, perchè c’è ancora molto da fare.
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