Scritte contro il “Giorno della memoria
Scritte all'ingresso dall'università dell'Insubria, al liceo classico e scientifico. Grande partecipazione degli studenti alla commemorazione ufficiale
«Non ricordo!». Una scritta nera è comparsa (e in fretta cancellata) all’ingresso dell’università dell’Insubria, dove si teneva la commemorazione ufficiale del "Giorno della memoria". Alla faccia di quella affermazione, circa 600 studenti sono accorsi nell’Aula Magna per ricordare, accettando di stare in piedi per ascoltare le parole di Angelo Chiesa (foto sotto), presidente provinciale dell’Anpi, Enzo Laforgia, storico dell’istituto "Luigi Ambrosoli", e Francesca Franz del Centro servizi amministrativi (ex provveditorato agli studi).
E con la stessa attenzione hanno seguito, per circa due ore, il recital di Chicco e Betty Colombo. I due attori hanno compiuto una rivisitazione lucida e perfetta della persecuzione contro gli ebrei italiani durante la dittatura fascista. Hanno letto i provvedimenti legislativi in tema di razza, emanati nell’autunno del 1938 dal Governo italiano, approvati all’unanimità dalla Camera, con un’ampia maggioranza al Senato e tutti firmati da Vittorio Emanuele III di Savoia, Re d’Italia e Imperatore d’Etiopia , i commenti entusiastici dei giornali, le pompose affermazioni degli scienziati razzisti, accanto a brani di letteratura ispirata a quel periodo come: "Il giardino dei Finzi Contini" di Giorgio Bassani e "Cioccolata da Hanselmann" di Rosetta Loy.
(foto: la scritta comparsa al liceo scientifico)
La persecuzione, la deportazione e lo sterminio degli ebrei italiani furono opera del fascismo e degli italiani. I cittadini del Bel Paese hanno prima avallato la teoria sulla razza e poi materialmente aiutato fascisti e nazisti a deportarli nei campi di sterminio. «Su 177 ebrei deportati dalla provincia di Varese – spiega Angelo Chiesa, presidente provinciale dell’Anpi – solo 12 sono tornati vivi . Nella nostra provincia 137 ebrei furono catturati dagli italiani e 40 dai tedeschi. Mi sembra una prova sufficiente».
"Italiani brava gente", lo scudo proverbiale dietro il quale ci si è sempre riparati da quell’infamia, non puo’ più proteggere da una responsabilità pesantissima, provata da migliaia di documenti e testimonianze. Dal ’38 in poi, anno della promulgazione delle leggi razziali, la vita degli ebrei divenne un inferno. Tagliati fuori dalla vita politica, sociale e accademica, espulsi dalle scuole e dalle università, furono "ghettizzati" per essere prima deportati e poi sterminati, grazie alla collaborazione di moltissimi cittadini italiani. «C’è stato un atteggiamento colpevole a tutti i livelli – aggiunge lo storico Enzo Laforgia (nella foto) -. C’è stato un legislatore che ha scritto le leggi razziali, c’è stato un Gran Consiglio fascista che le ha approvate, ci sono stati giuristi che hanno elaborato una teoria giuridica sulla razza per poterle giustificare, c’è stata la burocrazia spicciola che si è data da fare per applicarle, segnalando con prontezza alle questure il sospetto ebreo, ci sono stati i giornali che hanno magnificato la supremazia della razza ariana e il pericolo giudaico. C’erano vittime e carnefici ed anche una massa di spettatori che con la loro indifferenza hanno permesso tutto questo. Insomma tutta la società italiana ha concorso a quella stagione, i documenti lo dimostrano».
Liliana Picciotto Fargion, che sull’argomento ha condotto una ricerca rigorosa e sistematica, ha ricostruito la storia dei tanti ebrei italiani deportati e sterminati nei campi nazisti. Dall’Italia tra il ’43 e il ’45 furono deportate 8566 persone, a cui si deve aggiungere un numero imprecisato di ebrei stranieri o italiani che non erano iscritti alle comunità ebraiche, che portano il totale a circa diecimila , un quarto dell’intera comunità.
In Italia al momento della promulgazione delle razziali erano stati censiti 42032 ebrei, l’un per mille dell’intera popolazione italiana.
«La cosa più sconcertante – conclude Francesca Franz, del Csa ex provveditorato agli studi – fu l’indifferenza a tanto dolore e ingiustizia da parte degli italiani. Ancora oggi sento affermare da alcune persone colte che in fondo le leggi razziali in Italia non avevano procurato molto danno agli ebrei. Tutto questo è inaccettabile».
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