La Costituzione, casa comune di tutti i cittadini
Al liceo classico linguistico "Daniele Crespi" vivace dibattito sul tema delle riforme costituzionali
Presidente emerito della Corte Costituzionale fino al 2004, Valerio Onida è stato ospite del Liceo Classico "Crespi" di Busto Arsizio in occasione dell’ultimo di una serie di incontri organizzati dall’Istituto sui temi della legalità e della Costituzione italiana.
Alla presenza del sindaco di Busto Arsizio, Luigi Rosa, e di un’affollata platea di studenti, il professor Onida – che ha insegnato per oltre trent’anni diritto pubblico e costituzionale nelle Università di Padova e Milano – ha raccontato la sua esperienza di presidente della Corte Costituzionale, dal 1996 fino allo scorso anno, e ha espresso alcune interessanti considerazioni sulla strada delle riforme costituzionali che è stata imboccata nelle ultime legislature.
«La Costituzione è la casa comune di tutti i cittadini. Ogni volta che si decide di cambiarne una parte, è necessario valutare attentamente tutte le possibili conseguenze. Potremmo definirla come una grande legge fondamentale che sta al di sopra di tutte le altre; esprime tutto ciò che deve restare stabile nella realtà politico-sociale di un paese. La politica, in sé , è regno del mutamento e del confronto-scontro dialettico; ebbene, la Costituzione deve sfuggire a tutto ciò e deve assolutamente prescindere da qualsiasi schieramento partitico».
A chi ha obiettato che il nostro testo costituzionale è ormai antiquato e non più adatto ai tempi, Onida ha così ribattuto: «La Costituzione, per sua stessa natura, deve essere solida e durare nel tempo: lo Statuto Albertino, in cento anno di storia, non è mai stato cambiato e la Costituzione francese si richiama ancora ai principi del 1789. Certo, con il passare degli anni possono essere necessari degli adattamenti o delle leggere revisioni. Quello che è importante è che queste revisioni non siano influenzate esclusivamente da scelte di carattere politico; altrimenti ad ogni cambio di Governo ci troveremmo a dover modificare il trattato costituzionale».
«La Costituzione – ha continuato Onida – non conosce un sovrano assoluto, neppure il cosiddetto popolo, e fissa la necessità della divisione dei poteri. Per la sua tutela dalle ingerenze più o meno volontarie della politica, è stata creata la Corte Costituzionale, un organo collegiale di 15 membri che ho avuto l’onore di presiedere. Un principio ha guidato me e i miei colleghi in questi anni: evitare che la Costituzione, il fondamento del nostro Stato, divenisse strumento della politica».
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