I giovani secondo Steno Sari: “narcisi e deboli”
Il giornalista è intervenuto all'interno del convegno organizzato dall'associazione "Cuoricino d'Oro" sugli adolescenti
«I giovani delle ultime due generazioni sono l’emblema del pensiero debole». Ci va giù pesante Steno Sari, sociologo e giornalista di Libero, durante la conferenza organizzata dall’associazione «Cuoricino d’Oro» dedicata agli adolescenti e alla loro formazione. E lo fa parlando a ruota libera e a 360 gradi delle nuove generazioni facendo un parallelo con quelle che le hanno precedute. «Siamo passati dalla generazione del pensiero alternativo, quella degli anni ’60 e della fantasia al potere, a quella del pensiero negativo, il nichilismo degli anni ’70 con il terrorismo e la vuota corsa verso il nulla di quei giovani, per approdare agli anni’80 e ’90 la generazione del pensiero debole troppo attaccato all’effimero e all’immagine».
Insomma Steno Sari ci dice che questa generazione è figlia di ciò che vediamo alla tv ed è ciò che vede e non ciò che sente. Poi il sociologo prende i tre pensieri sopra elencati e li accoppia ad un eroe mitico della Grecia antica, così prodiga di figure paradigma della vita. Prometeo, secondo Sari, è il campione del pensiero alternativo per la sua idea di rubare il fuoco agli dei (il potere ai giovani tolto ai politici).
Sisifo invece, così furbo da ingannare anche gli dei e condannato a spingere un sasso su una salita ma che cade sempre a valle, è il simbolo della sconfitta del pensiero alternativo e che avvia molti giovani alla lotta armata o verso il tunnel delle droghe. Narciso, invece, è il campione della società giovanile post-moderna così innamorato di sé che non riesce più a vedere nemmeno chi gli sta accanto. Una visione che non fa sconti ai figli degli anni’80 e ’90 e che relega le nuove generazioni ad un impotente sottomissione alle nuove ideologie legate alla bellezza e ai canoni estetici.
Collegandosi alla grande festa del «Cuoricino d’Oro» che si terrà a giorni Sari la ritiene un grande strumento educativo per i giovani, fonte di armonia alla quale però bisogna stare attenti per le parole usate in alcuni testi di musica metal considerati dal sociologo pericolose e capaci di deviare menti in piena crescita.
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