L’omicidio di Besano anima il Consiglio comunale
Polemica tra Lega e sinistra su razzismo ed immigrazione, mentre i Giovani padani improvissano uno "show" in aula
L’omicidio di Besano e gli episodi di violenza ed intolleranza che sono seguiti irrompono in Consiglio comunale. In apertura di seduta vari consiglieri leghisti sono intervenuti sulla vicenda, sostenuti da una dozzina di ragazze e ragazzi del “Movimento giovani padani”, facilmente riconoscibili tra il pubblico per i fazzoletti verdi che portavano al collo.
Al termine dell’intervento del consigliere del carroccio Terzaghi – che tra le altre cose ha protestato contro i media, Tg3 in particolare, che avevano definito Varese una città razzista – i giovani padani sono scattati in piedi applaudendo e mostrando cartelli con scritte quanto meno contraddittorie: «Varese non è razzista» e «Basta clandestini». Un ossimoro perfetto, peccato ci sia di mezzo la politica e non la poesia.
Il prendere le distanze, almeno formalmente, dal razzismo tuttavia è stata la linea seguita dalla Lega nel corso del dibattito. In precedenza, sulla manifestazione con l’onorevole Giorgetti ed il ministro Maroni che tante polemiche aveva suscitato, il capogruppo Attilio Ossola si era così espresso: «Nessun incitamento all’odio, non capisco perché se alcuni leader politici scendono in piazza contro le violenze americane in Iraq noi non possiamo protestare contro fatti gravissimi che accadono in casa nostra».
Contro le argomentazioni della Lega si sono schierate le sinistre. «La maggioranza degli stupri – ha affermato il capogruppo del Prc Zappoli – avviene tra le mura domestiche, ad opera di familiari o amici delle vittime, maschi assolutamente latini». Secondo i diessini Cacioppo e Mirabelli è invece da rivedere la politica del Governo in tema d’immigrazione. «Il problema dell’immigrazione c’è sempre stato e sempre ci sarò, bisogna affrontarlo con responsabilità e non reagendo a sangue caldo» afferma il capogruppo. «Evidentemente la Bossi-Fini non funziona come si vuole far credere, la Lega è al governo ed ha il Ministro della Giustizia, non può comportarsi come se non avesse responsabilità» chiosa il segretario cittadino della Quercia.
Il nocciolo della questione lo affronta però Alessandro Alfieri, leader dell’Ulivo varesino: «Varese non è una città razzista, gli episodi di intolleranza sono frutto di una minoranza. Il problema è che l’amministrazione comunale, nella persona del Sindaco in particolare, non ha mai condannato questi gesti, anzi, spesso ha flirtato con queste frange razziste avallandone le posizioni».
Su un punto tutte le forze politiche erano però concordi: sia i casi di violenza da parte degli immigrati sia gli episodi di razzismo contro di essi sono frutto del disagio sociale. Non a caso – come ha ben sottolineato Terzaghi nel suo intervento – le frange più estreme della destra varesina provengono in gran parte dai quartieri più poveri e periferici, come San Fermo o le Bustecche.
Per risolvere le cause del problema, senza limitarsi ad affrontarne le conseguenze, il consigliere dei Ds Antonellis ha presentato una mozione in cui chiede la redazione di un “Piano regolatore dei diritti sociali”. Il piano ha l’obiettivo di combattere l’esclusione sociale, promuovere opere di riqualificazione territoriale, disegnare un sistema di welfare più vicino al cittadino.
Per ora si tratta solo di una proposta, ma se verrà approvata sarà un primo passo verso una città più aperta e vivibile.
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