Ugo Amaldi presenta il progetto IDRA
A villa Toeplitz il noto fisico cerca investitori pronti a scommettere sulla radioterapia avanzata
La platea era composta dai nomi più noti della medicina e della ricerca insubre, intervenuti per ascoltare uno dei luminari della moderna radioterapia. Con la fondazione TERA (terapia con radioazioni adroniche) di cui è il presidente, Ugo Amaldi è impegnato a far conoscere il progetto per la realizzazione dell’ Istituto per la diagnosi e la radioterapia avanzata (IDRA).
Un’idea ambiziosa che, nell’intenzione del professore, potrebbe porre radici proprio in terra insubica. La presentazione ai possibili utilizzatori e finanziatori si è aperta con un veloce ma esaustivo excursus sulla centenaria storia della radioterapia: l’uso di radiazione a scopi terapeutici e diagnostici. Tra termini noti ai soli esperti e diapositive che dal bianco e nero arrivano alle attuali immagini computerizzate, per spiegare quale è lo “stato dell’arte” in questo campo di ricerca, oggi in forte espansione.
Sono sempre più numerosi i medici che utilizzano i moderni radiofarmaci e le nuove tecniche di radioterapia e per questo il professor Amaldi ha sottolineato l’importanza di costruire in Italia un una struttura multifunzionale per la produzione di questi medicinali e per la protonterapia. Questa particolare tecnica di cura non è possibile nel nostro Paese causa la mancanza di un “ciclotrone” di grandi dimensioni. Per trovare questo apparecchio molti italiani ogni anno varcano il confine per curarsi in Svizzera o Francia. Idra potrebbe fermare questo “esodo forzato” verso l’estero e non solo. Come nel caso dell’omonimo mostro mitologico a nove teste, Idra sarebbe in grado di svolgere contemporaneamente più compiti. La cura delle malattie tumorali (con l’irraggiamento mirato), la produzione di radiofarmaci oltre alla stimolazione di contatti utili alla ricerca e alle collaborazioni industriali fra università, aziende ed enti regionali. Il professor Amaldi spiega un futuro in cui l’istituto potrebbe diventare anche un prodotto “chiavi in mano” da rivendere all’estero.
Idra è un progetto modulare la cui prima fase è in via di completamento e che, una volta attivata, sarebbe già in grado di produrre isotopi utili nella radioterapia. Questa modularità semplifica il lavoro di realizzazione permettendo la progettazione in più fasi. A conclusione dei lavori l’istituto sarebbe in grado di curare anche tumori “profondi” e di fornire isotopi di alta qualità che attualmente il nostro paese acquista all’estero. Una vera eccellenza che potrebbe dare risposta a molti italiani colpiti da patologie gravi e che utilizzano terapie spesso troppo impattanti. Amaldi è fiero di mostrare la differenza di risultati ottenuti con gli strumenti che Idra renderebbe disponibili e le attuali tecniche: il fisico non ha bisogno di convincere nessuno e non per le sue 300 e più pubblicazioni scientifiche sull’argomento o per il suo curriculum che annovera anni di permanenza al Cern di Ginevra, all’Euratom o al Ministero della Salute.
La platea coglie al volo che l’enfasi di Amaldi è di quella spinta dai numeri e dalle decine di sperimentazioni. Ad opera terminata (si spera) saranno stati spesi 30 milioni di euro e il complesso avrà raggiunto i 1500 mq di superficie occupando una cinquantina tra ricercatori ed operatori medici. Ma l’aspetto principale sarà proprio l’importanza dal punto di vista della ricerca. Molte delle tecniche più moderne in medicina portano la firma di italiani che spesso hanno raggiunto i risultati andando all’estero: Idra porrebbe un freno a questa fuga e soprattutto ridarebbe speranza agli italiani colpiti da patologie così gravi.
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