Influenza aviaria, risposte pronte all’emergenza
Monitoraggio costante e controlli nei vari punti di passaggio dei volatili migratori
Il Parco del Ticino risponde prontamente all’emergenza influenza aviaria. In virtù del ruolo di corridoio migratorio e da supporto alle attività svolte a livello nazionale e regionale il Parco del Ticino ha attivato una rete di monitoraggio costituita dai tre centri di inanellamento – Brescianella di Oriano, brughiera di Vizzola Ticino e Boschi della Fagiana – e dal Centro di Recupero Fauna Selvatica della Fagiana.
Un progetto sviluppato in collaborazione con il Dip. Di Patologia Animale, Igiene e Sezione di Sanità Pubblica Veterinaria dell’Università di Milano, con il Servizio Veterinario ASL 1 di Magenta, con la Lipu Regionale e l’Associazione Fauna Viva.
I periodi di maggior attività dei centri si concentrano dalla metà di marzo agli inizi di maggio, per la migrazione pre-riproduttiva e dalla metà di agosto alla metà di novembre per la migrazione post-riproduttiva. Mediamente vengono catturate poco più di 60 specie al giorno, di cui il 65-80% appartiene a specie migratrici. Durante l’anno vengono catturati ed inanellati circa 1.500-2.000 uccelli.
Il Centro di Recupero Fauna Selvatica della Fagiana si occupa invece della cura e riabilitazione dell’avifauna con un’affluenza che lo scorso anno ha toccato oltre mille esemplari assistiti.
Ora più che mai questi centri rappresentano delle attente sentinelle per il monitoraggio di un territorio da sempre caratterizzato da un forte flusso migratorio. A fronte dell’emergenza aviaria e delle disposizioni prese, il Presidente del Parco del Ticino Milena Bertani ha dichiarato: “Queste emergenze di carattere sanitario che investono l’intero pianeta sono oggetto di studio ed interesse anche per le aree protette, soprattutto per il Parco del Ticino che rappresenta un importante corridoio migratorio. Abbiamo deciso di attivare procedure e modalità che ci consentono di conoscere in tempo reale lo stato di “salute” del nostro territorio, per garantire la sicurezza per quanti abitano in queste zone e per chiunque decida di trascorrere parte del proprio tempo nel Parco.” Il Presidente ha inoltre concluso dicendo: “Non vogliamo che la psicosi dell’aviaria possa indurre i nostri visitatori a desistere dal frequentare la splendida riserva naturale del Parco del Ticino”.
L’Italia Settentrionale ed in particolare la Lombardia sono infatti attraversate da alcune delle più importanti rotte migratorie che interessano le terre tra l’Europa e l’Asia. Di queste la principale, già individuata da diversi decenni, attraversa la Lombardia in senso latitudinale passando al di sotto del limite dei rilievi prealpini e sedimentari, toccando di fatto il territorio del Parco del Ticino ed incrociandosi con un’altra grande rotta che dal centro Europa, passando per i laghi svizzeri, il Lago Maggiore e seguendo il Ticino, si dirige a sud nella penisola italiana o nei quartieri di svernamento africani attraverso il Canale di Sicilia.
A fronte di questo intenso transito e dell’emergenza aviaria, in tutte le strutture del Parco è previsto l’inserimento, tra le attività di routine, della raccolta di campioni ematici e fecali secondo il protocollo sviluppato dalla Facoltà di Veterinaria. Vengono sottoposti ad esami di laboratorio tutti gli esemplari di avifauna deceduti. L’indagine sierologica effettuata sui campioni permette di stabilire se i soggetti campionati sono venuti a contatto con diversi tipi di virus, compresi quelli responsabili dell’influenza aviaria, mentre l’esame virologico stabilisce l’eventuale presenza dei virus testati. Le analisi vengono effettuate dalla Facoltà di Medicina Veterinaria in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia di Brescia e i dati vengono inviati in copia al Parco del Ticino che provvede a costituire e aggiornare una specifica banca dati.
A completezza delle azioni di monitoraggio e di tutela, sia i centri di inanellamento che il centro di recupero hanno adottato importanti misure di prevenzione. A questo riguardo il Centro Nazionale di Inanellamento facente capo all’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica ha già emanato specifiche disposizioni riguardanti i rischi per l’inanellatore che maneggia i volatili ed il rischio di trasferimento del virus alle anatre o al pollame domestico.
Si tratta di disposizioni fondamentali che il personale operante in queste strutture è tenuto a seguire nell’attività di manipolazione dell’avifauna. Per quanto riguarda il centro di recupero, la LIPU, che lo ha in gestione e che fa parte della task force istituita dal Ministero della Salute sulla problematica aviaria, ha già attivato da tempo un protocollo sanitario che comprende le procedure sanitarie da compiere nelle diverse fasi di accoglienza e trattamento dei soggetti.
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