Volpe: «Bontade istigato al suicidio da Sapone e Zampollo»

La deposizione nel corso del processo: «Andrea era considerato un traditore»

Conferma tutto, anzi, rincara la dose. Andrea Volpe ha deposto quest’oggi, martedì 11 ottobre, al processo scontro la setta delle Bestie di satana, ed ha confermato quanto già dichiarato in una precedente occasione riguardo il suicidio indotto di Andrea Bontade, schiantatosi con la sua auto sulla rotonda di Gallarate nella notte tra il 20 ed il 21 settembre del ’99.

«La data della morte di Bontade – ha spiegato ai giudici, biascicando le parole sotto l’effetto delle forti dosi di psicofarmaci con cui viene curato – era decisa da molto tempo prima di quella sera. Andrea era considerato un traditore da quando, la notte dell’uccisione di Fabio Tollis e Chiara Marino, non si era presentato come inizialmente previsto sul luogo dell’omicidio».
Da quel giorno Bontade, considerato "l’anello debole" del gruppo, fu letteralmente preso di mira da alcuni componenti della setta, che non gli perdonarono l’assenza. In particolare contro di lui si accanirono Nicola Sapone ma anche Marco Zampollo, fino a questo momento piuttosto defilato all’interno del processo. «Sapone e Zampollo – ha raccontato Volpe – iniziarono a mettere Bontade sotto una forte pressione, sia attraverso la somministrazione di droghe a sua insaputa, sia con continui insulti, minacce e umiliazioni, fino a indurlo al suicidio». In particolare Volpe ha citato quanto avvenne nell’agosto del 1998 alla Festa della Luna, nel bergamasco: «Riempirono (Sapone e Zampollo ndr) con l’Lsd una tazza di caffé e la diedero ad Andrea. Per gli effetti di quella dose Bontade rimase immobile per ventiquattr’ore intere, in preda alle allucinazioni più spaventose, mentre i suoi aguzzini, su tutti Sapone, continuavano ad insultarlo».

Lo stesso Volpe scarica parte delle proprie responsabilità nella vicenda. «Io non partecipavo a queste pressioni psicologiche, ho anche avuto qualche litigio con Nicola Sapone per questa vicenda, perchè non me la sentivo di prendere parte alle vessazioni. Tra l’altro era stato proprio Bontade il tramite tra me ed il resto del gruppo: me li aveva presentati lui, alla fine del 1997, a cominciare proprio da Sapone».
Volpe infine è tornato con la memoria alla notte del suicidio di Bontade, il quale tra l’altro aveva consegnato a Sapone circa un milione di lire come compenso per la droga che quest’ultimo gli aveva venduto. E il commento di Sapone nella circostanza era stato tanto glaciale quanto beffardo: «Si paga la morte con i suoi soldi». La sera di quel 20 settembre Bontade era andato con la sua vettura a caricare Volpe e gli altri per andare al pub milanese "Midnight", tradizionale punto di incontro del gruppo. Al ritorno Sapone consegnò a Bontade una banconota da diecimila lire, accompagnata dalla frase: «O lo fai tu, o lo facciamo noi». Bontade, visibilmente terrorizzato, decise di fare da solo, e andò a schiantarsi su un muro di una casa di Gallarate a tutta velocità – lui che era un guidatore insicuro e prudentissimo -, volando sopra una rotonda come se fosse un trampolino. «Finalmente una cosa fatta bene» fu, secondo la testimonianza di Volpe, il tremendo commento finale di Marco Zampollo. Alle sei di mattina fu ancora Sapone a venire ad avvisare Volpe dell’incidente, quindi tutto il gruppo prese parte ai funerali, anche se, ricorda il testimone, in chiesa nessuno si fece, neanche per sbaglio, l’odiato segno della croce.

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Pubblicato il 11 Ottobre 2005
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