Franz Nicolini, una vita per la montagna
Presentato ai Molini Marzoli Massari il primo incontro del ciclo “I protagonisti delle grandi sfide”. Ospite lunedì 7 novembre l’alpinista trentino
Quarantacinque anni di cui oltre trenta passati sulle montagne fra sci e alpinismo: Franz Nicolini, trentino di origine, è pronto ad affrontare la prossima sfida, ancora tutta da pensare.
Nel frattempo, è stato il primo ospite ieri sera lunedì 7 novembre alla Sala Tramogge dei Molini Marzoli Massari del ciclo di incontri organizzati dall’Amministrazione Comunale “I protagonisti delle grandi sfide”.
«Questa amministrazione – ha esordito l’assessore allo Sport Luciana Ruffinelli – ha puntato molto sullo sport, sia su quello praticato che su quello da “vedere e ascoltare”. Abbiamo deciso in questo caso di proporre al pubblico un modo di incontrare uomini che non sono campioni solo nella propria disciplina, ma esempi umani da seguire anche da chi non pratica sport».
Tre gli appuntamenti – i prossimi per il 14 e il 28 novembre sono rispettivamente con il nuotatore Filippo Magnini e il ciclista Fabrizio Macchi –, di cui due organizzati in collaborazione con il club Amici della Montagna, presieduto da Maria Teresa Masatti.
La serata, di cui Nicolini è stato l’indiscusso protagonista, si è alternata fra i racconti dello stesso alpinista riguardo la sua biografia di sportivo e alcuni filmati relativi alle sue imprese.
«Devo ringraziare prima di tutto i miei genitori, che mi hanno trasmesso l’amore per la montagna, ma mi hanno anche insegnato a rispettarla e a temerla quando necessario. L’inizio di questa carriera è stato difficile, ma a un certo punto ho capito che potevo farcela davvero. Per riuscire ho dovuto però intraprendere un continuo allenamento psicofisico. In questa disciplina infatti, non è solo il lato fisico quello che conta, ma anche e soprattutto quello psicologico».
Fra le principali spedizioni di Nicolini, che è anche campione italiano e vice campione d’Europa di sci, ci sono le scalate del gruppo del Brenta sulla Via Dolomieu – quasi 4000 mila di dislivello in arrampicata in cinque giorni -, del Kun Lun Shan – 2 mila chilometri in lunghezza, sette montagne inviolate in 15 giorni – , del Cho-Oyu – al confine con il Tibet, oltre 8 mila metri in giornata – e infine, forse la più difficile delle imprese, il Broad Peak Speed 2005 (oltre 8 mila metri).
«Cercare di scalare il più velocemente possibile non è questione di incoscienza o di presunzione, ma è l’unico metro di misurazione con cui gli alpinisti possono “gareggiare”. Guardando insieme a voi queste immagini mi emoziono ancora: ogni volta che raggiungo una vetta provo non solo un senso di benessere fisico, ma anche psicologico ammirando quello che mi circonda. Ogni volta è una sfida che ingaggio con me stesso ed è anche questo senso di sfida che mi spinge a continuare».
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