In mansarda una serra per funghi allucinogeni, due in manette

Primo sequestro in provincia di Varese della sostanza, dal valore di alcune migliaia di euro. Gli inquirenti: «E’ più pericoloso dell’Lsd»

E’ simile a un fungo “chiodino” che cresce in autunno anche nei boschi del Varesotto. Ma in realtà rappresenta una droga letale: ne bastano pochi grammi per subire effetti ancora più forti dell’Lsd. La nuova frontiera dello sballo è arrivata anche in provincia di Varese e si chiama “Psiolocibina Cubensis”: un fungo allucinogeno proveniente dall’America Centrale e che i carabinieri del comando provinciale di Varese hanno trovato nell’abitazione di due giovani di Bisuschio. Lui, Yuri P., trent’anni, è sospettato dai militari di aver coltivato la sostanza; lei, Mirella P., 25 anni è invece ritenuta la “Pr”: si occupava di piazzare la roba, soprattutto tra piccoli spacciatori della zona ma anche a saltuari assuntori in parchetti pubblici o fuori da bar e pub della Valceresio. I due, finiti in manette con l’accusa di “produzione e traffico di sostanze stupefacenti” vivevano in una casa di Bisuschio: la mansarda dell’abitazione era stata trasformata in una vera e propria serra, con tanto di illuminazione 24 ore su 24 grazie alle lampade utilizzate per la tintarella nei centri UVA e alcune vasche, con acqua tenuta a temperatura, per ricreare le condizioni ottimali di crescita dei funghi. Un microclima tropicale ideale per far spuntare i funghi che i due arrestati sono sospettati di aver immesso sul mercato con l’obiettivo di ricavare fino a 3-4.000 euro per 250 grammi di sostanza, la quantità sequestrata dai militari nel corso del blitz nell’abitazione, avvenuto la vigilia di Pasqua. Oltre ai funghi allucinogeni i militari hanno sequestrato altri 250 grammi della più comune marijuana più un intero armamentario per tagliare, pesare e confezionare la sostanza. Inoltre all’interno dell’appartamento sono state rinvenute munizioni, pugnali e una pistola ad aria compressa (nella foto a sinistra) con tappino rosso.
L’operazione dei carabinieri ha dunque messo in luce per la prima volta anche in provincia di Varese la coltivazione di funghi allucinogeni che – hanno fatto sapere le forze dell’ordine (foto) – “rappresentano una minaccia per gli effetti sull’organismo di chi li assume, dal momento che hanno un principio attivo paragonabile alle droghe sintetiche e addirittura più forte dell’Lsd”. Sempre secondo i militari i due arrestati – lui finito ai Miogni, lei al carcere di Monza – avevano una certa dimestichezza con la coltivazione di questa droga: per far nascere i funghi nulla era lasciato al caso, ma anzi venivano adottate precise metodiche per illuminarli “a giorno” con le potenti lampade. La sostanza veniva acquistata sotto forma di spore e poi piantata; dopo circa 20 giorni i funghi erano pronti per l’assunzione, che avviene per ingestione o tramite spinello, mischiandoli al tabacco e fumati.

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Pubblicato il 18 Aprile 2006
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