Consiglio comunale, si riparte dal Patto per lo sviluppo
Insieme alla prima variazione del bilancio 2006 questo dovrebbe essere l'argomento clou della seduta di questa sera a Palazzo Gilardoni: ma non si escludono altre contestazioni in aula
È convocato per questa sera a Palazzo Gilardoni il consiglio comunale, alla sua terza seduta dopo le prime due occupate dai "casi" Cornacchia e Speroni. Sul piatto stasera la discussione del Patto per lo sviluppo sostenibile e competitivo del territorio di Busto Arsizio e la prima variazione di bilancio (già in ritardo sulla data-limite del 30 giugno). Per il sindaco Farioli, rientrato da una settimana di relax giusto in tempo per far festa in piazza per la vittoria dell’Italia ai mondiali, la vita non si annuncia semplice. Nella sua veste, più volte citata come termine di paragone, di "direttore d’orchestra" del centrodestra, ha dovuto in sequenza negoziare la composizione dell’ensemble, subire i capricci degli aspiranti solisti rimasti a becco asciutto, nonchè le feroci contestazioni del loggione al primo violino che aveva steccato clamorosamente alla vista di un tricolore. Per questa sera non è detto che l’esigente pubblico del Gilardoni debba presentarsi senza ortaggi da lancio: dalle voci che circolano, discretamente rilanciate da qualche consigliere, non si eslude un’altra serata di fuoco.
Quello che non può e non deve accadere, date le urgenze esistenti dopo mesi di semiparalisi amministrativa, è un’altra seduta monca o dedicata alle liti. Ben 46, infatti, i punti all’ordine del giorno, di cui 34 ad opera del solo Audio Porfidio, quasi equamente divisi tra risoluzioni ed interrogazioni, che è facile immaginare saranno accorpati per argomento. La prima è più urgente fra le risoluzioni viene dall’Ulivo e riguarda la questione del precariato nel servizio degli asili nido.
Una delle due delibere che si andrà – salvo sorprese – ad esaminare stasera, quello relativo al Patto per lo sviluppo, vorrebbe essere una pietra miliare dell’amministrazione Farioli. Si tratta infatti di istituire un organismo stabile e con un assetto preciso in cui convergano le intelligenze produttive della città. Un organismo collegiale e permanente per raccogliere le forze economiche, sociali e culturali della città, un po’ come una sorta di Cnel in salsa bustocca. Il Patto per lo sviluppo dovrà seguire l’evoluzione della città in tutti gli ambiti, emanando pareri obbligatori ma non vincolanti, dei quali il Consiglio comunale
dovrà comunque prendere atto. In ciò si segue una linea di evoluzione rispetto agli Stati Generali già implementati sotto l’amministrazione Rosa, cercando di dare maggiore continuità e solidità al rapporto istituzioni-società, e di controbilanciare l’azione politica ed amministrativa del Consiglio con le competenze in vari campi di cui il nuovo organismo dovrà, sperabilmente, essere ricco.
Anche la questione bilancio, infine, non è da sottovalutare: le casse del Comune in sè sono in sofferenza, grazie ai tagli piovuti da Roma. In particolare c’è da rinsanguare il settore cultura, drenato dal grande sforzo profuso per la mostra su Daniele Crespi, un costoso successo che ha dato lustro culturale alla città, togliendole tuttavia un bel po’ di quattrini.
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