«La libreria non garantisce nemmeno la sopravvivenza»
Dopo la chiusura di Veroni abbiamo chiesto ad alcuni librai della provincia impressioni e spiegazioni della crisi che attanaglia il settore
Le manifestazioni che hanno i libri come protagonisti sono sempre invase da una moltitudine di persone. Presenze da capogiro, eppure le librerie fanno fatica a vendere ed alcune, vedi la libreria Veroni di Varese, sono state costrette a chiudere. Abbiamo chiesto ad alcuni librai della provincia quali siano le cause di questo cortocircuito.
Francesca Boragno dell’omonima libreria di Busto Arsizio: «I tendoni, le manifestazioni e i vari premi letterari sono importanti ma sono un fatto occasionale. I motivi per cui una libreria chiude sono molteplici. Il primo errore è stato non far passare una legge che obbligasse ad uno sconto uguale per tutti. Se un supermercato fa lo sconto del 30 per cento, io libraio che lavoro con il trenta per cento ho finito di vivere. Poi ci sono gli affitti: in centro città sono insostenibili. I costi fissi, il personale che va formato. E poi c’è una super produzione delle case editrici. Io ricevo trenta scatoloni al giorno di libri, siamo soffocati dai libri, di cui la maggior parte rimarranno invenduti. Quando con una scelta mirata di titoli, dieci al massimo, si fa il Natale. Carica e scarica questi libri e l’errore puo essere fatale. È dura se alla fine del mese non hai i soldi per pagare i dipendenti. Un esempio? prendete Susanna Tamaro, sembrava che dovesse vendere una valanga di copie. Io ne ho prese trecento, ne ho vendute trenta. Questo è un lavoro complesso un mix di esperienza, grande competenza e fiuto nelle scelte. Nel mio caso, poi, c’è anche la tradizione famigliare. Questo lavoro è difficile perché si basa su una delicata alchimia tra acquisti e vendite. Insomma, la libreria è un’attività che non consiglierei. Piuttosto è meglio fare cose mirate. Io ho fatto una scelta: al 70 per cento tratto solo editoria italiana».
La chiusura della Libreria Veroni «È stata una perdita secca per la comunità. Io, quando vado in giro per le città, divento cliente delle altre librerie. Ci sono posti dove si respirano atmosfere magiche e mi accorgo di quanto importante sia il ruolo del libraio dalle testimonianze di tanti clienti. Ci sono persone che ti ringraziano perché un libro gli ha cambiato la vita. La verità è che una volta si poteva vivere con questo mesiere. Oggi non è più così scontato sopravvivere».
Mimmo Fuschi della libreria gallaratese Rinascita Centro Culturale: «Le grandi manifestazioni raccolgono un pubblico molto vasto sia di persone interessate che di persone che non si sono mai interessate alla lettura. Nelle librerie invece si ha un certo timore ad entrare, le si considera quasi come un tempio della cultura. Le librerie fanno fatica a vendere, ma la colpa è da attribuire a un insieme di fattori: i costi di trasporto, i costi d’affitto, la concorrenza con la grande distribuzione e l’editoria. I costi sono aumentati ed i margini di guadagno per le librerie diminuiscono, per non parlare dell’editoria che da dieci anni a questa parte ha iniziato ad allegare ai quotidiani i grandi best seller mentre la concorrenza con la grande distribuzione costringe le librerie ad abbassare i prezzi per adeguarsi al mercato».
«Quando ho saputo della chiusura della libreria Veroni mi è dispiaciuto. E mi sono chiesto: "Quando toccherà a noi?"».
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