“Nuotando con le lacrime agli occhi”. Per il troppo ridere

Gran successo per la "prima" del nuovo show di Cochi e Renato al Teatro Condominio. "L'uselin de la comare" chiude due ore di comicità ma non solo. Stasera (domenica 22) si replica

Cochi ha il solito completo elegante con la camicia bianca e i pantaloni un filo corti; Renato indossa un maglione color mattone e combatte con l’influenza. Non si muovono più di tanto, punzecchiano a destra e a manca finché dai Good Fellas non arriva il là per la "Canzone intelligente": sei passi in avanti e la gambe destre che si alzano all’unisono, sei indietro e bis con le sinistre. Il pubblico esplode: sono tornati, sono sempre loro, e al diavolo i chili in più e i capelli che non sono "riccioloni" come una volta.

Cochi e Renato hanno scelto Gallarate per la prima nazionale del loro nuovo spettacolo, "Nuotando con le lacrime agli occhi", portato in scena al "Condominio" davanti a una platea pressoché esaurita. Una Gallarate che non a caso si trova a metà strada tra le duplici radici di uno dei sodalizi storici dello spettacolo italiano, tra la Milano dove Cochi e Renato sono nati e diventati un simbolo e quei luoghi del Varesotto (da Gemonio a Laveno a Monvalle) dove ancora ragazzi hanno stretto amicizia e dove appena possono tornano nel proprio buen retiro.
Lo spettacolo porta in scena molte situazioni già viste, e in questo non è troppo diverso rispetto all’ultima tourneé di sei anni fa, ma il pubblico gradisce eccome. Però le novità non mancano e la più importante, quella che dà il titolo allo show, arriva alla fine del primo atto e spiazza gli spettatori che stanno ancora ridendo per la storia del partigiano Cesare («che fece un’azione incredibile: si prese prigioniero»).
Con tre catini e due innaffiatoi Cochi si trasforma – e non è uno scherzo – in un clandestino costretto a raggiungere Lampedusa e l’Italia a nuoto. Cinque minuti tesi, seri, che fanno riflettere e dimostrano come la commedia non sia l’unico genere nelle corde della coppia.

Poi si torna a scherzare su tutto: nel mirino entrano politici (di tutti i colori), veline, Tronchetti Provera, Vittorio Emanuele, Pavarotti, l’aeroporto di Malpensa (cui è dedicata una canzone) e chi più ne ha più ne metta. Arrivano gli omaggi a Dario Fo, i pezzi scritti per loro da Jannacci, il calambour di "Un capitano che potava è cappottato" in onore di Felice Andreasi e trasformato in un ritmo jazz-rap dai Good Fellas, il complesso di sette elementi che detta i tempi e accompagna in modo impeccabile.
Si arriva al gran finale, con "E la vita, la vita", pezzo che non invecchia (per fortuna) e che è ricordato nella scenografia da una grande "umbréla" che ripara la testa. Non basta: il sipario si riapre a furor di popolo. Ci sono prima "L’inquilino" e poi "L’uselin della comare" ritmato dal pubblico a suon di battimani che fa tanto "Marcia di Radetzky". Poi il sipario si chiude davvero, ma stasera (domenica, ore 21) si replica. Per fortuna.

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Pubblicato il 22 Ottobre 2006
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