Sempre più immigrati imparano l’arabo a Varese
Tornano i corsi finanziati da Rabat per apprendere la scrittura nella lingua madre: 200 bambini immigrati in provincia ma la domanda è in crescita
Sono marocchini ma imparano l’arabo a Varese. Può sembrare un paradosso, ma è il risultato di una scuola per i figli degli immigrati, finanziata dal governo di Rabat, che da un anno coinvolge almeno 200 studenti di elementari e medie della nostra provincia. I ragazzi apprendono la scrittura nella lingua d’origine e le tradizioni del loro paese. Lo fanno nelle aule messe a disposizione dalla scuola pubblica, grazie a un trattato internazionale tra Roma e Rabat, firmato in Marocco nel 1998, che prevede scambi interculturali e corsi di arabo agli immigrati.
I corsi stanno ricominciando proprio in questi giorni anche a Gallarate, Caravate, Lonate Pozzolo, Solbiate Arno, Cavaria, Tradate. Sabato scorso la prima campanella araba è suonata nelle scuole di Gallarate, l’unico comune che vede coinvolte tutte le scuole, grazie anche alla presenza di una comunità organizzata e numerosa, ed entro lunedì prossimo i quaderni scritti nella lingua del corano saranno riaperti in tutti gli istituti che aderiscono al progetto. La convenzione permette che nelle classi della nostra scuola pubblica una circolare avvisi tutti i bambini arabi indicando ora e luogo delle lezioni. L’orario è di un paio d’ore settimanali, concentrate in un pomeriggio, o al sabato mattina. Le lezioni, come si diceva, si svolgono dentro la scuole varesine, ma i costi (gli stipendi degli insegnanti e i libri) sono totalmente a carico del governo marocchino.
Quest’anno sono 11 le scuole coinvolte, in 7 comuni, ma altre 9 sono state escluse perché gli insegnanti forniti dal governo marocchino sono solo due e non riescono a esaurire tutte le richieste. La sensazione è però chiara e cioè che l’arabo, dopo l’inglese, stia diventando la lingua straniera più studiata nella provincia di Varese. E non solo. La convenzione coinvolge anche Bergamo, Brescia, Mantova e Milano. Dove è proprio di oggi la notizia che il comune sta pensando a una iniziativa uguale e contraria: due ore alla settimana, per chi lo vorrà, di dialetto lumbard. Nelle scuole del Varesotto, a parte nel capoluogo, dove è ospitata da anni la scuola bosina ispirata alle tradizioni locali, c’è però più arabo che "lumbard".
E veniamo alla domanda più sentita…quanto islam c’è nella lezioni all’ombra della mezzaluna? “Non si legge il Corano e non si trattano argomenti religiosi – spiega Rossella Di Maggio responsabile intercultura dell’Ufficio scolastico provinciale di Varese – ci sono insegnanti preparati che conoscono quattro lingue e usano libri di testo laici”. Secondo i curatori del progetto non si stanno islamizzando le giovani menti, ma solo insegnando una lingua in più – che poi è quella degli affetti – da imparare e mettere da parte, come l’indiano, il cinese, l’inglese o il russo.
“Grazie a questi corsi abbiamo un quadro più chiaro degli immigrati arabi – aggiunge Di Maggio – abbiamo scoperto che diversi genitori sono analfabeti, specie le donne, e che possiedono un arabo solo parlato”. In questo modo si colma una carenza culturale di base. Mentre gli italiani rimangono divisi tra diffidenza e curiosità. “Alcuni genitori italiani ci hanno chiesto se potevano portare i loro figli alle lezioni di arabo – osserva la dottoressa Di Maggio – per adesso abbiamo detto di no, in futuro vedremo”.
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