«Distinguersi dagli altri per continuare l’eresia»

Il liberale Mauro Della Porta Raffo interviene sulla crisi del Manifesto: «Un giornale che ha dato tanto dal punto di vista culturale, giusto aiutare a salvarlo»

Un giornale fortemente di sinistra che, tuttavia, è sempre stato rispettato e apprezzato dai poteri forti, dagli ambienti tradizionalmente di destra. In anni non sospetti l’Avvocato Agnelli dichiarò che “il manifesto” era il primo quotidiano che leggeva, di buona mattina. Qualche anno fa, in occasione del trentesimo anniversario della fondazione del quotidiano comunista, Indro Montanelli scrisse che apprezzava il Manifesto «perché nelle sue pagine vi trovo sempre il sapore dell’eresia». E’ un feeling con radici antiche, quello tra il giornale di via Tomacelli e gli intellettuali più illuminati della destra italiana. Un feeling che, nel suo piccolo, si è visto anche settima scorsa a Varese, in occasione del dibattito organizzato dalla Cgil con il direttore del Manifesto Gabriele Polo. Seduto tra il pubblico, in prima fila, c’era anche Mauro Della Porta Raffo (foto), noto liberale che non ha mai fatto mistero di votare centrodestra.

 

Della Porta Raffo, la sua presenza alla serata in favore del Manifesto non è certo passata inosservata: anche lei, da liberale doc, subisce il fascino dell’eresia?
«Senz’altro nella storia del Manifesto quest’aspetto non manca, ma non è solo quello. Da liberale mi piace ascoltare le voci più diverse, confrontarmi con idee differenti dalle mie. Oltretutto al Manifesto sono in difficoltà economiche, quindi mi sembrava giusto dargli una mano: non è mai una buona notizia quando chiude un giornale, di qualunque tendenza politica sia. Oltretutto “il manifesto”, pur con i suoi difetti, è un giornale che ha dato molto al Paese dal punto di vista culturale».

 

Un giudizio sul dibattito di mercoledì scorso?
«E’ stato interessante, ho apprezzato anche il contributo fornito dai giornalisti delle testate locali, che hanno portato un punto di vista diverso per formazione culturale e ideologica. Direi che nel complesso è stata una serata positiva, di buon livello».

 

Cosa pensa invece della composizione del pubblico?
«Ho rivisto molti esponenti della sinistra degli anni ’60 e ’70, mi ha fatto piacere trovarli ancora in forma dopo tanti anni, però non ho potuto fare a meno di notare l’assoluta mancanza di giovani. Questo è un aspetto che mi è dispiaciuto molto».

 

Avrà notato anche l’assenza di praticamente tutta la sinistra istituzionale: non solo dei Ds, ma anche di Rifondazione e dei Comunisti italiani.
«A dir la verità non conosco bene le facce degli esponenti politici locali, quindi non ci ho fatto moto caso. In ogni caso, spero che la loro assenza non sia stata dettata da questioni antipatia, sarebbe davvero un brutto segnale per la sinistra italiana».

 

Un consiglio agli amici-nemici del Manifesto per uscire dalla crisi?
«Essere sempre sé stessi, non tradire le proprie idee. Un giornale con quella storia deve apparire come qualcosa di particolare, deve continuamente essere in grado di distinguersi».

 

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Pubblicato il 15 Novembre 2006
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