La storia di Skooby, un cane malato, accudito con amore
Lettera di un padrone, affranto per la malattia che sta consumando il proprio cane, che rende merito al dottor Galli e alla sua professionalità
Riceviamo e pubblichiamo
Ho gli occhi gonfi quando leggo la notizia che la clinica veterinaria
del dottor Galli si è dotata di una tac spirale per la diagnosi di
gravi patologie.
Premessa. Anche doverosa. Questa lettera aperta potrebbe far storcere il naso a qualcuno. Per il fatto che "in fondo i problemi sono altri".
Perchè così, spesso, si sente dire. Ma a volte credo sia altrettanto
doverosa una riflessione su un mondo da molti guardato con
menefreghismo. L’occasione per scrivere queste due righe mi arriva proprio da Varesenews. O meglio da un’amica che mi segnala l’articolo.
E lo fa proprio mentre sono in macchina, diretto verso viale Aguggiari.
Verso la clinica del dottor Galli.
Ieri sono andato a riprendere Skooby, un incrocio tra un boxer e un
alano che ha oramai preso le sembianze del suo padrone: mia mamma.
Dieci anni appena compiuti e un tumore osseo che da una settimana lo fa zoppicare senza lasciargli un attimo di respiro. Una diagnosi infame. E un filo di speranza. Il veterinario mi dice che si potrebbe operare.
Prima c’è la necessità di verificare che non siano partite metastasi. Per saperlo l’unica cosa da fare è la tac. L’appuntamento è fissato per mercoledì mattina. Dovrò tornare a riprenderlo alla sera. Tempo di fargli smaltire l’anestesia totale e un esame che è piuttosto complesso. Ieri alle 17 ero lì. Puntuale come non lo sono mai stato. In compagnia di mia madre. Ad aspettare i risultati e attaccare il guinzaglio a uno Skooby che ha solo voglia di uscire da una clinica veterinaria che fa invidia al nuovo ospedale della città.
Prima il responso che è come un pugno in faccia. I timori che il male si fosse già spostato sono tutti negli occhi e nella voce gentile del dottor Galli. Inizieremo con i farmaci per la terapia del dolore.
Ma in questa brutta storia personale c’è un’altra storia: bella e
piena di speranze. Di chi, come Galli, crede nel proprio lavoro. Con entusiasmo e professionalità. Di una categoria, i veterinari, che come i loro pazienti spesso stanno a un livello bassissimo di una ipotetica scala gerarchica. Nessun rimprovero. Solo la certezza che quella tac spirale arrivata a settembre nella clinica varesina apre e mostra un’immagine non solo di dolore come è successo per Skooby. Ci regala anche un mondo fatto di tenerezza e complicità, di professionalità e sacrificio. Sono certo che oggi la possibilità di diagnosticare con certezza alcune malattie, la possibilità di alleviare le sofferenze dei loro utenti e la soddisfazione di poter salvare ancora tante vite, ripagherà questi dottori degli animali di tutto il menefreghismo subito.
Ora spengo il computer e torno da Skooby.
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