Lo trovarono moribondo, cavallo affidato dalla Lida
La storia di Apache rinvenuto moribondo in un rudere ad Intragna; il Tribunale di Verbania ha condannato il proprietario dell’animale per maltrattamento d'animali
Cristina D’Amico, già custode giudiziaria di Apache e responsabile verbanese della LIDA (Lega Italiana Diritti dell’Animale), formalizzerà lunedì, presso il Tribunale di Verbania, la richiesta di affido definitivo del cavallo protagonista del processo conclusosi ieri (12 gennaio) con la condanna del proprietario. La vicenda ebbe avvio ad Intragna, in provincia di Verbania, lunedì 25 gennaio 2005, a seguito di una segnalazione trasmessa al Comune ed al Servizio Veterinario dell’ASL 14 da alcuni animalisti – oggi organizzati nella LIDA – per salvare un cane, denutrito, legato all’esterno di un rudere. Durante il sopralluogo ed il disbrigo delle pratiche per il trasferimento del cane al rifugio municipale di Verbania, si scopre all’interno del casolare diroccato una situazione ancora più drammatica: un cavallo, immobile per l’apatia e ridotto allo stato di pelle ed ossa, più alcune gabbie conteneti i corpi in stato di avanzata decomposizione di venti galline e quindici conigli . A questo punto i volontari avvisarono anche il Coordinamento Provinciale del Corpo Forestale di Verbania che intervenne immediatamente e con risolutezza assegnò l’equide in sequestro giudiziario al Sindaco. A fine anno, il Giudice Vinicio Cantarini, in attesa degli esiti del processo diede il cavallo in custodia giudiziaria temporanea a Cristina D’Amico della LIDA che ne garantì il mantenimento presso la struttura dell’Associazione Sportiva L’Ipparco di Rosa Zanetta a Brovello Carpugnino. Durante le udienze sono stati sentiti i testimoni di entrambe le parti e fondamentali sono risultate le deposizioni circostanziate fornite dal capo della Forestale. L’imputato ha attribuito lo stato di denutrizione ed apatia ad un problema di difficoltà nella masticazione che il cavallo avrebbe evidenziato già da quando veniva impiegato per hobby, insieme ad altri cavalli.
L’imputato è stato condannato ad 800 euro di ammenda più la confisca definitiva dell’animale ed il pagamento delle spese processuali, per violazione dell’art. 727 del Codice Penale, norma che punisce la detenzione degli animali in maniera incompatibile con la loro natura. Da lunedì, quindi, Apache potrà continuare a vivere nell’Ipparco di Carpugnino godendosi l’affetto dei tanti amici che non hanno mai smesso di andarlo a trovare, senza più correre il rischio di essere restituito al vecchio proprietario o d’essere vinto all’asta da qualche macellaio.
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