Cannabis, consumo “normale” tra i più giovani

Tra i consumatori molti teenager. I canapai ticinesi hanno fatto emregere un fenomeno molto vasto

Ha analizzato fondamentalmente un fatto storico l’incontro che questa mattina ha studiato i dati sull’influenza del fenomeno dei canapai sul consumo di cannabis dei giovani varesini. Un fenomeno che ha contribuito, stando ai dati elaborati da prefettura di Varese con l’aiuto della cooperativa Lotta contro l’Emarginazione, ad alzare la percentuale dei consumatori segnalati, ad allargare la fascia di età dei consumatori e  ad aumentare la sensazione di normalità attorno al consumo di questo particolare tipo di droga. Ma che ha solo dato una scossa iniziale a un trend che è in continua crescita soprattutto nei teenager, più del sessanta per cento dei quali ha attualmente provato almeno una volta in vita sua una “canna”.

I dati presentati nello studio della prefettura di Varese  in collaborazione con la cooperativa lotta contro l’emarginazione hanno infatti fotografato il boom di consumo di cannabis che l’apertura di quei negozi a partire dal 1998 ha creato nella fascia di frontiera: “Tra il 2001 e il 2003 le segnalazioni sono esplose: l’impatto numerico del fenomeno è nettamente aumentato – ha spiegato Riccardo de Facci, presidente della cooperativa Lotta contro l’emarginazione –le segnalazioni in dogana tra il 2001 e il 2002 sono letteralmente raddoppiate rispetto al 1998 – 1999».

Un caso che ha cambiato tipo e geografia dei consumatori di cannabis «I canapai hanno fatto emergere un mercato più vasto, dove l’età dei consumatori da un lato si abbassa e si estende ai più giovani, dall’altro si alza tra chi ha fatto esperienza della sostanza da ragazzo e torna a consumarne di nuovo» ha precisato Eugenia Bianchi, direttore del servizio sociale della prefettura di Varese, che ha capitanato lo studio.

Uno studio nato e voluto, come hanno chiarito sia il prefetto Roberto Aragno, sia la Bianchi, nel 2002: cioè nel pieno del fenomeno dei Canapai, i negozi che oltrefrontiera distribuivano dall’oggettistica pro gangjia all’erba sotto forma di filtri per tè.
Un fenomeno che aveva portato inoltre alla ribalta proprio il consumo della cannabis, facendolo divantare da una parte una moda anche giornalistica e dall’altra un fenomeno su cui cominciare seriamente  a riflettere e ancora ora è oggetto di riflessione: prova ne è stata la presenza all’affollato convegno di prefetture e di rappresentanti di forze dell’ordine e degli inquirenti (tra gli altri, il procuratore generale Maurizio Grigo, il questore Matteo Turillo il vicequestore e capo della Mobile Franco Novati).

Ma anche un fenomeno, nel caso specifico, “tipicamente transfrontaliero” come provocatoriamente ha ricordato l’economista ticinese Matteo Ferrari, membro della commissione federale svizzera sulle questioni famigliari: «prova ne è che nel canton Berna sono stati aperti 3 canapai in tutto nel periodo di vigenza della legge che li tollerava, mentre in Ticino nello stesso periodo sono stati aperti 75 canapai, di cui poco meno di 50 intorno al confine italiano. Il che configura quel fenomeno come un caso tipico di traffico transfrontaliero delle merci considerate illegali in Italia e regolamentate in Svizzera: un fenomeno che è valso per i canapai, ma riguarda anche i farmaci, o il gioco d’azzardo, e persino la prostituzione».

Una situazione che la dice lunga sull’atteggiamento degli italiani rispetto a questo tipo di sostanza e che proprio perchè è in continuo aumento sente sempre di più l’urgenza di una regolamentazione: «Dopo periodi di sperimentazione e secondo ciò che è stato promesso nel programma elettorale, nella compagine governativa si è rafforzata la convizione che è arrivato il tempo di mettere mano alla legge sulla droga» ha chiarito Leopoldo Grosso consulente del ministro di Solidarietà Sociale.

Senza la pretesa di affrontarla come stanno facendo gli svizzeri, naturalmente: la cui commissione preliminare alla riforma della legge è partita dal presupposto che « E’ necessario riconoscere che la maggioranza delle persone assume sostanze psicoattive, intendendo per psicoattive non solo le droghe ma anche l’alcool, il tabacco e altro  – ha precisato Ferrari – Chiedendo di lavorare a una politica integrata che passi dalla politica delle droghe a quella delle sostanze psicoattive e distinguendo le reazioni "poco problematiche" a quelle che "creano dipendenza", senza preconcetti. E tanto per chiarire, le priorità della svizzera riguardano innanzitutto l’abuso di alcool e il consumo di tabacco. Realtà rilevanti ma meno prioritarie sono l’abuso di medicamenti, la dipendenza da gioco d’azzardo, i disturbi dell’alimentazione il problema degli acquisti compulsivi e la dipendenza dal lavoro. Come vedete, da noi la canapa non è nelle priorità».

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Pubblicato il 29 Marzo 2007
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