Siamo come i cosacchi, viviamo a cavallo
Sono i fratelli Caniato in arte Giona. Il loro show equestre è nel programma di Malpensacavalli
A Malpensacavalli ci sono i cosacchi di Rovigo. Sono i fratelli Alessandro e Pier Caniato, in arte Giona. Scendono e salgono dai cavalli in corsa, con la stessa flemma di chi considera il galoppo uno stato di quiete. Guidano cinque destrieri alla volta, volteggiando sopra il garrese e controllandoli solo con le "frustate" della voce. «Gli parlo in veneto» dice scherzando Alessandro, il più grande dei due. E pensare che il suo esordio in sella non è stato dei più felici. Il padre Osvaldo, quando aveva appena cinque anni, lo portò in un maneggio a Ferrara, dove si montava all’inglese, ma lui ne uscì impaurito. Per un anno non sali più su un cavallo. Era già convinto che gli equini non facevano per lui, quando il padre pensò bene di regalargli Susy, una cavalla esperta e un po’ vecchiotta, che però era l’ideale per superare quel trauma.
Il passo successivo, cioè lavorare con i cavalli, fu quasi un gioco. «Io e mio fratello Pier abbiamo sempre avuto il pallino dello spettacolo. Facevamo il teatro dei burattini e ci divertivamo un mondo. Mio padre un giorno, quando eravamo poco più che adolescenti, caricò i cavalli sul furgone e ci portò al mare. Abbiamo fatto un perimetro con il fuoco sulla spiaggia e lo show ha avuto inizio. Alla fine giravamo con il cappello a ritirare i soldi e da allora non abbiamo mai smesso di esibirci».
Oggi i Giona hanno uno staff collaudato, il loro spettacolo è tra i più richiesti nelle fiere di cavalli e nelle feste di paese. È sempre filato tutto liscio, qualche spavento e un solo incidente grave, nel 2001, quando Alessandro si fratturò una gamba, scendendo da un cavallo da fermo. «I cavalli sono pericolosi e quindi bisogna fare molta attenzione. Bisogna rispettarli ed è necessario trovare il modo giusto per comunicare con loro, sapendo che ogni cavallo è un soggetto a parte, unico. Inoltre, bisogna tener conto della presenza del pubblico. Io e mio fratello Pier siamo abituati, siamo indispensabili l’uno per l’altro, ma spesso quando siamo affiancati da qualcuno notiamo che l’effetto del pubblico paralizza e quando giri al galoppo sfrenato in piedi su un cavallo la minima distrazione puo’ essere fatale».
Alla domanda se il cavallo sia un animale stupido o intellligente – domanda che arrovellava anche i fratelli D’Inzeo-, Alessandro ci pensa un po’ e risponde: «È stupido, nel senso che difficilmente improvvisa, come ad esempio fa un cane».
Lui usa castroni grigi: «meglio se molto paurosi, ma con personalità. Li controlli con più facilità. più hanno paura piu ti seguono».
Il suo preferito si chiama Leroy, un bel grigio di cinque anni: «È quello con più personalità è una soddisfazione lavorare con lui».
Un altro mito da sfatare è il tempo che ci vuole per addestrarli. Secondo Alessandro, non ce ne vuole molto: «Il segreto è che ti riconoscano come capobranco. Loro si affidano a te e seguono la tua voce. Sono dei bestioni ingenui e paurosi. Io monto di solito quello che comanda tra loro. Lui li controlla, li chiama all’ordine e naturalmente ubbidisce ai miei comandi. L’importante è non stressarli, non serve provare e riprovare, magari sotto il sole al caldo. Quando hanno capito quello che vuoi lo fanno con grande generosità».
L’addestratore di cavalli più celebrato al mondo è Mario Luraschi. Non c’è film storico dove i suoi "allievi a quattro zampe" non compaiano e il suo spettacolo di acrobazie a cavallo è il più ambito di tutti (alla Fiera di Verona era sempre tutto esaurito). «Noi lo abbiamo osservato molto attentamente. Lui ha uno staff impeccabile, quasi un ordine militaresco, in tutti i sensi. Da lui non arriva alcun suggerimento. Ognuno si tiene stretti i suoi segreti».
A Castelguglielmo, in provincia di Rovigo, i Giona ci ritornano pochi giorni al mese. Sempre in giro per l’Italia, a cavallo naturalmente. Oggi Alessandro ha 32 anni, Pier, il più spericolato, ne ha 29. C’è però anche un terzo Caniato, Gianluca. Lui pensa alla regia e alle scenografie, ma di salire a cavallo non ne vuol proprio sapere.
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