La volata va tirata adesso
Evelina Christillin racconta la sua esperienza nell'organizzazione delle Olimpiadi di Torino. "È fondamentale il lavoro della cabina di regia"
Trasporti, tecnologia e turismo. Sono le tre "t" che gli organizzatori delle olimpiadi invernali di Torino hanno sempre tenuto come elementi fondamentali per la buona riuscita dei giochi e lo sviluppo successivo per tutto il territorio.
Evelina Christillin, vice presidente del comitato organizzatore, è stata invitata dagli industriali di Varese per raccontare la sua esperienza. Le abbiamo chiesto un parere in vista dei mondiali di ciclismo che si svolgeranno a Varese nel 2008.
«Ho impiegato quasi un’ora dall’uscita dell’autostrada alle Ville Ponti. Tempi impensabili in vista dei mondiali. I trasporti sono un elemento essenziale, sono la chiave di volta per il successo di tutta l’iniziativa».
Le infrastrutture sono quelle che sono. Come si fa a un anno dall’evento a intervenire?
«Il grosso dovrebbe esser già stato fatto, ma si tenga anche conto che l’organizzazione di un singolo evento è meno complesso di un’Olimpiade. Rispetto ai trasporti occorre lavorare da subito sui flussi di traffico. Prevedere delle corsie privilegiate che rendano veloci alcuni percorsi. Non potete certo pensare di far fare ai giornalisti, agli organizzatori o anche solo alle squadre code in mezzo al traffico. Va incentivato più possibile il trasporto su rotaia».
La seconda "t" è quella che riguarda la tecnologia. Come mai questo elemento?
«Perché funziona tutto grazie alla tecnologia. Tranne le infrastrutture, il 40% delle nostre spese sono andate sulla tecnologia. Fibre ottiche, computer efficienti e in rete, sale stampa, internet sono tutti elementi essenziali. Noi con il Cio abbiamo iniziato a fare i test un anno prima».
Da ultimo lei ha parlato del turismo…
«Certo perchè questi grandi eventi non vanno pensati solo in funzione di quei pochi giorni di attività, ma sono vere occasioni strategiche per un marketing territoriale. Occorre promuovere il territorio già un anno prima. Nel caso dei mondiali si deve intervenire verso tutte quelle realtà fortemente interessate all’evento. Va creata un’attesa verso l’iniziativa».
Come è andata a Torino e in tutto il Piemonte?
«Le presenze turistiche del dopo Olimpiadi hanno registrato una crescita del 40%. Abbiamo utilizzato questo grande evento per fare promozione turistica attraverso delle azioni sui territori. Abbiamo dato un forte impulso a tutta la vita culturale aprendo nuovi musei e teatri. Tra l’altro una bella operazione rispetto all’archeologia industriale».
È davvero cambiata la vostra regione dopo le Olimpiadi?
«Il risultato lo può vedere chiunque. Venivamo da un periodo in cui avevamo tutti la bocca storta all’ingiù. Sentivamo un declino crescente, ma ci abbiamo creduto e il sogno si sta trasformando in realtà. Torino e il Piemonte si sono risvegliati e dietro a questo è ripartita anche la Fiat. Siamo davvero rinati e oggi abbiamo tantissime strutture funzionanti con tante persone che arrivano per visitarle e usufruire delle loro proposte».
Quanto sono costate le Olimpiadi e chi ha effettivamente gestito l’operazione?
«In tutto abbiamo speso 4,5 miliardi di euro e se negli ultimi giorni del 2005 non ci fossero stati sottratti 30 milioni di euro proprio per i vostri mondiali, oggi saremmo addirittura in attivo rispettando completamente il programma dei lavori. Abbiamo speso 2,5 miliardi per le opere infrastrutturali e 0,5 miliardi in opere di accompagnamento territoriali per le varie proposte turistiche. Tutto questo ha avuto un esito molto positivo grazie al lavoro di una cabina di regia molto efficiente. Abbiamo coinvolto tutte le amministrazioni e sui singoli temi le varie realtà, da quelle ambientaliste a quelle sociali. Alcune decisioni sono di carattere squisitamente politico e quindi è importante avere tutti gli interlocutori giusti».
Questo, però, non ha funzionato con la Tav e la Val di Susa.
«È un esempio giusto e importante proprio perché lì ci si è mossi imponendo un progetto senza coinvolgere la popolazione. Sarebbe stato sufficiente affrontare per tempo i problemi e ascoltare i cittadini e informarli e sono convinta che le cose si sarebbero sistemate».
Una cosa importante per il nostro territorio. Data la vostra esperienza e vicinanza con la nostra provincia, avete avuto degli scambi di opinioni, delle consulenze o altro?
«Purtroppo no. Non ci ha mai contattato nessuno. Lo dico senza alcuna polemica, ma questo ci ha stupito e abbiamo anche fatto avere una nostra disponibilità che ci tengo a precisare non era mia personale perchè non mi interessa più fare questo straordinario e affascinante lavoro. Noi abbiamo messo a disposizione le competenze di alcuni esperti che avevano contribuito alla buona riuscita delle Olimpiadi. Evidentemente però Varese preferisce fare da sé».
Il racconto di Evelina Christillin colpisce soprattutto per alcune riflessioni sulla gestione. Lei è docente di storia dello sport nella facoltà di Scienze della formazione all’Università di Torino. Quest’anno ha tenuto un corso sulla storia del ciclismo italiano.
Da lunedì scorso è anche presidente del Teatro stabile, lo era già dell’Orchestra filarmonica del Teatro Regio. Conosce bene il nostro territorio perché è nel consiglio di amministrazione della Saes Getters di Origgio, una multinazionale legata alla tecnologia dove opera da anni la sua famiglia. E da ultimo segue, solo per passione personale, il progetto culturale della Juventus.
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