Il De Filippi offre cinque percorsi per far dialogare la città

L'amministratore della società don Luca Violoni parla dei suoi programmi futuri. Obiettivo: recuperare la vocazione del centro di crocevia tra chiesa e società

È arrivato il primo settembre del 2006 e la sua impronta è già ben evidente. Don Luca Violoni è diventato amministratore unico del Centro De Filippi di Varese.
Nel giro di pochi mesi, Don Luca ha ribaltato il centro, innovando sul fronte energetico ma anche su quello informativo. Ora punta su una nuova vita sociale: «Storicamente il De Filippi è stato un punto di riferimento per la città – ricorda l’amministratore – il crocevia tra chiesa e società. Ci sono stati poi anni di offuscamento. Oggi abbiamo intenzione di riaprire il dialogo. Ma
non solo».

Una delle principali vocazioni del centro è sicuramente quella alberghiero: con le sue cento camere è l’unica struttura collegiale a disposizione della città. Così, dopo alcune frizioni con l’università dell’Insubria, oggi il De Filippi ospita docenti, professori in visita, specializzandi dell’ateneo: «A settembre abbiamo accolto una dozzina di universitari, tra italiani e stranieri. È un piccolo nucleo con cui stiamo sviluppando un discorso di campus. L’Insubria sta proseguendo con il suo programma residenziale ma io ritengo che ci sia spazio per tutti. Innanzitutto stiamo rivedendo le camere, poi pensiamo di allestire anche un cucinino per la loro autosufficienza. È chiato, comunque, chen avendo anche il servizio ristorante, da noi è possibile ricevere un’accoglienza completa».

E proprio il servizio ristorante è l’altro punto di forza del Centro: collegata alla sua cucina e alla sua sala da pranzo, infatti, c’è l’istituto paritario alberghiero che accoglie duecento sette studenti, venti in più dello scorso anno: « Questa è una scuola dura che affronta solo chi è veramente appassionato. I nostri ragazzi arrivano da un territorio ampio e, al terzo anno, cominciano a seguire stage che li costringono ad orari molto duri. Chi sta qui è veramente motivato e, a parte i normali atteggiamenti propri dell’età, devo dire che il gruppo lavora bene. Oggi, questo è un indirizzo che va di moda, ma a volte si sottovalutano i sacrifici collegati».

Il progetto che Don Luca sta studiando con particolare attenzione e cura, però, è quello culturale: « Dal prossimo anno vogliamo partire con una serie di proposte per la città. Si tratta di riflessioni che abbiamo suddiviso in cinque filoni. Ci sarà il "percorso rosso" in cui verranno affrontate le questioni più spinose come l’educazione, la bioetica, il rapporto tra laicità e religione. Nel "percorso azzurro" parleremo del cielo: pensiamo di affrontare la lettura della Bibbia, partendo dall’Apocalisse, con l’ausilio di attori o voci recitanti. Il "percorso giallo" è dedicato a quanti vedono nel cibo l’espressione di una cultura: attraverso cene etniche, parleremo anche del popolo di riferimento con usi e costumi. Il "percorso verde" conterrà le testimonianze: inviteremo personalità che parleranno del proprio vissuto, esperienze importanti per capire la realtà. L’Ultimo percorso, quello "arancione", sarà dedicato agli ordini professionali per creare un percorso che affronti la deontologia e l’etica. Per ora sono solo idee che sto condividendo con le persone. Ho già colto l’interesse: la gente ha poco tempo ma chiede spazi di confronto, di riflessione. Purchè di qualità».

Così Don Luca affronta con entusiasmo anche questa nuova sfida: «Varese è una città che non concede facilmente credito. Ti studia, ti valuta. Ma sei dimostri di avere metodo, entusiamso e qualità, allora ti sostiene e ti supporta. Ed è per questo che io cerco di coinvolgere il numero di persone più alto possibile: se ci crediamo tutti, allora si riuscirà».

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Pubblicato il 27 Novembre 2007
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