Se la chiesa chiude le porte ai poveri
Al duomo di Monza un cartello avverte che "l’accattonaggio non è espressione sincera di povertà". Nelle parrocchie varesine è diverso: "Cerchiamo di aiutare tutti"
Niente di così rigido ed eclatante come a Monza, dove la parrocchia del Duomo, con un cartello, ha messo addirittura al bando l’accattonaggio. Chiaro il contenuto dell’avviso: “l’accattonaggio non è espressione sincera di povertà”.
Da sempre chiese e parrocchie finiscono per essere l’ultima spiaggia per tanti, barboni, mendicanti, zingari, che spesso non riescono a stare al passo con la vita. Un fenomeno che accade anche nella nostra provincia, dove, oltre e al di là degli interventi più organizzati e pianificati, c’è sempre qualcuno che bussa alla porta di conventi e oratori per chiedere un piccolo aiuto, per riuscire a fare fronte a qualche necessità immediata.
Nel mondo delle parrocchie varesine ci si muove con praticità e buon senso. Molto chiara la valutazione di don Pino Tagliaferri, parroco di Biumo Inferiore. “In linea di principio sono piuttosto contrario all’accattonaggio davanti alla chiesa, perchè è difficile capire se dietro alla mano tesa ci sia un vero bisogno”. Un giudizio abbastanza rigido in prima battuta, ma non disgiunto dalla disponibilità e dal dialogo. “Non voglio avvallare questa abitudine, ma cerco sempre di recuperare le persone che vengono da noi con un colloquio a quattr’occhi. E quest’ultimo non termina mai a mani vuote”.
Anche Don Nino Origgi, parroco di Bizzozero, richiama alcuni criteri. “Se il povero è della mia parrocchia, un piccolo aiuto glielo do immediatamente. Se, invece, le necessità vengono da chi non conosco, o sono più rilevanti da un punto di vista economico, allora faccio le verifiche del caso prima di rispondere alle richieste”. Nessuna porta chiusa, dunque, ma la necessità di capire.
“La carità è efficace se è intelligente”, sottolinea il parroco varesino.
Sono in parecchi anche a bussare alla porta della canonica della parrocchia bustocca di Sant’ Edoardo.
“Si rivolgono a noi un po’ sempre gli stessi. E normalmente diamo loro un piccolo aiuto”, racconta il giovane viceparroco, don Alessandro Bonura.
“In generale cerchiamo di rimandare alla Caritas (che in parrocchia segue abitualmente un migliaio di persone) o ai servizi sociali chi si rivolge a noi. Ma non possiamo fare a meno di dare una mano a coloro che tornano indietro perché, per i servizi, non hanno i requisiti necessari ad essere seguiti ed aiutati”.
In questo caso, prevale la scelta di rispondere all’Sos e di far fronte nell’immediato.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
principe.rosso su Sicurezza a Gallarate, Dall’Igna replica ai gruppi di Vannacci: “La campagna elettorale è già iniziata”
principe.rosso su Il governo sospende Schengen, a Malpensa scattano i controlli sui voli dalla Spagna
Felice su Il vero pericolo non è il bosco. È chi lo abbandona
Bustocco-71 su "Davvero è necessario asfaltare la ciclabile della valle Olona?"
Maxim59 su Ciclopedonale del Piambello, il traguardo si avvicina: nuovi lavori per completare il percorso dal Ceresio
MarcoF su "Davvero è necessario asfaltare la ciclabile della valle Olona?"






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.