Foibe e Isis, un prof: “Difendo i miei ex colleghi”
La lettera di un ex docente aggiunge uno spunto di riflessione alla polemica sul no a Pellicini come relatore della giornata del ricordo
Un ex professore dell’Isis ci racconta la sua esperienza: la scuola farà una conferenza sulle foibe in occasione della giornata del ricordo. Inizialmente il preside aveva invitato l’ex senatore di Alleanza Nazionale, Piero Pellcini, come relatore. In un documento, 14 professori hanno espresso contrarietà alla presenza di un politico di parte. Il preside ha annullato la visita del relatore, ma la vicenda sta suscitando polemiche e dibattiti.
Ogni ferita, ogni dolore e sofferenza che coinvolgono l’uomo meritano attenzione. Se poi questa triste realtà della condizione umana ci deriva dalla storia, è più che mai necessaria la presa di coscienza e l’analisi perchè il male che è accaduto possa non ripetersi.
Credo che da qui nasca la mia profonda passione per l’indagine del passato e il desiderio di scrivere per tramandare ciò che la mia coscienza ha ritenuto fosse il bene; ed il mio lavoro di docente ha sempre cercato l’approccio con le nuove generazioni per educarle ai percorsi della vita.
Educare significa prospettare, stimolare, lottare, coinvolgere, non imporre. É un compito estremamente arduo e va condotto con animo sincero e disinteressato.
Questa professionalità è recepita da ogni alunno che ti trovi in classe e, a parte i possibili malintesi che nel percorso educativo immancabilmente affiorano, questi ragazzi che ti ascoltano e che da te ogni giorno si aspettano qualcosa di significativo, sanno apprezzare e rispettare il tuo comportamento.
Ho insegnato per più di vent’anni all’ISIS di Luino e ora sono in pensione da poco più di quindici mesi; ma il rapporto con i docenti di quell’Istututo si è mantenuto e confesso che non ho più messo piede in quegli edifici dal momento del congedo, soprattutto per motivi di salute.
Credo che da parte dei miei “vecchi” colleghi non ci sia alcuna obiezione a “ricordare”, che si tratti dell’Olocausto o delle Foibe o di qualunque altro evento tragico che meriti un dibattito.
Di persona sono intervenuto a questi incontri e nel mio ultimo anno di insegnamento, per la ricorrenza dei terribili episodi accaduti nel retroterra triestino, è stato invitato un figlio di profughi istriani che ha riscosso l’attenzione e il plauso di tutti gli alunni presenti.
Il dubbio dell’educatore nasce quando questo dibattito sembra “inquinato alle radici”, per usare una frase di un triestino (figlio di quella realtà multietnica che da secoli si rimescola e ne crea la peculiarità e la ricchezza), che prenderà lo pseudonimo di Italo Svevo per sottolineare l’inderogabile esigenza di quella terra di appartenere sia al Mediterraneo come al mondo mittel-europeo; e non possiamo negare questa vocazione storica per gli errori accaduti nel passato, la nostra è un’epoca di “ponti” e non di “muri”, soprattutto se si parla di Europa (Mostar e Berlino gli esempi).
Un dibattito storico ha bisogno della verità, che è supportata dall’obiettività. Un oratore di parte può essere obiettivo, ma ne chiedo la garanzia, soprattutto se il pubblico è rappresentato da ragazzi che vogliono conoscere e desiderano sapere la verità dei fatti accaduti.
Credo che l’alzata di scudi degli insegnanti dell’ISIS sia tutta qui, nel loro zelo di educatori delle nuove generazioni; lungi da me il pensiero che abbiano voluto censurare non concedendo la parola, niente di più antidemocratico; identica caduta di stile o lapsus per chi voglia concederla ad uno solo e per di più schierato politicamente, cioè di parte.
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