Il paziente morì dopo la dimissione, medico assolto
Accadde in pronto soccorso. Il tribunale esclude il nesso causale
E’ stata assolta in tribunale la dottoressa del pronto soccorso che era finita alla sbarra per omicidio colposo, un episodio accaduto nel 2002 all’ospedale di circolo: un paziente era arrivato con una botta in testa in ospedale, era stato medicato e dimesso ma era morto la mattina seguente. Il giudice Alessandra Clemente ha assolto la donna e ha in pratica confermato la richiesta fatta in aula, questa mattina, dal pm Sara Arduini, che aveva optato per l’assoluzione poiché manca la prova che il fatto sussista. Soddisfatti gli avvocati della dottoressa, (Puerari e Martelli) che avevano chiesto una assoluzione piena e anche il primario del pronto soccorso, Francesco Perlasca, che ha assistito a tutte le udienze del dibattimento.
Un po’ meno i familiari della vittima, Sandrino Zanet, (difesi da Luca e Giuseppe Carignola) che avevano chiesto una condanna. Nella sua requisitoria, il pubblico ministero ha battuto in particolare su un punto: la dottoressa, ha sostenuto, fece un errore, perché pur avendo riscontrato un ematoma sottodurale (una botta alla nuca) non seguì le linee guida sancite in questi casi per le dimissioni. In pratica non disse al fratello della vittima che il paziente andava tenuto sotto osservazione: bisognava svegliarlo ogni due ore. Per evitare che, in caso di complicazioni, scivolasse dal sonno al coma senza accorgersene. Cosa che putroppo accadde. La difesa ha però controbattuto che quella indicazione fu effettivamente data dal medico e citando la dichiarazione un testimone a suo favore.
Resta il fatto, ha spiegato il pm, che non è pienamente dimostrabile che Zanet si sarebbe salvato se la dottoressa avesse detto al fratello di svegliarlo ogni due ore. Perchè non è stato possiible fare alcuna verifica sugli effetti del trauma, quali ad esempio la velocità dell’emorragia o i difetti di coagulazione del sangue intervenuti. Manca cioè un nesso causale tra «l’errore della dottoressa» e il decesso.
L’episodio accadde nell’estate del 2002, Zanet bevette qualche bicchiere di troppo e litigò nella piazza del paese, a Caronno Varesino, con un uomo che lo prese a pugni (già condannato a 4 anni e 6 mesi per omicidio preterintenzionale). Cadendo si procurerò l’ematoma, venne portato in ospedale dai familiari in serata, medicato con alcuni punti di sutura e poi mandato a casa con l’indicazione di applicare del ghiaccio e osservare un assoluto riposo. Morì la mattina successiva alle 12 e 30. Durante il processo la procura rilevò anche che essendo un alcolista l’uomo avrebbe dovuto essere trattato diversamente, ma durante la requisitoria il pm ha sorvolato venendo direttamente all’episodio centrale delle dimissioni senza l’indicazione di svegliare il malato ogni due ore.
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