Gli studenti dell’Insubria: “Tibet libero”
L'iniziativa di un gruppo di ragazzi iscritti a giurisprudenza: uno striscione e una lettera al Rettore
La brutta pagina di repressione che si sta vivendo in questi giorni in Tibet non è passata inosservata neppure all’Università dell’Insubria. I giovani che questa mattina sono arrivati alla sede centrale di Via Ravasi a Varese hanno infatti trovato appeso uno striscione con la scritta "Tibet Libero": un’iniziativa organizzata da un gruppo di studenti iscritti a Giurisprudenza con «l’obiettivo di manifestare la vicinanza del mondo giovanile verso il popolo tibetano, oppresso dal governo della Repubblica Popolare Cinese» spiega Giuseppe D’Aquaro, uno dei promotori dell’iniziativa.
Lo striscione (nella foto) è rimasto esposto per circa mezz’ora e ha attirato le adesioni spontanee di diversi studenti, a dimostrazione del fatto che il sentimento di solidarietà, in questo caso, è più forte delle connotazioni politiche e dell’indifferenza.
Gli organizzatori hanno inoltre redatto una lettera aperta indirizzata al Rettore dell’Insubria, Renzo Dionigi.
«Chiediamo a Lei, Magnifico Rettore – si legge nel documento firmato "Studenti dell’Insubria – di farsi portavoce di questo sentimento, sollecitando le Istituzioni, a nome dell’Ateneo, a formalizzare con dei documenti la loro vicinanza al Popolo tibetano, al leader spirituale Dalai Lama e a tutti coloro che, come Lui, sono costretti all’esilio da troppi anni».
«Riteniamo – concludono gli studenti – che singoli e piccoli gesti, quale uno striscione esposto in Università, o la partecipazione concreta di una grande Istituzione qual è il Rettorato, possano dare contributi significativi alla difesa dei diritti umani nella Regione del Tibet, la cui negazione è agevolata dall’indifferenza».
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