La storia del K2 non è come ce l’hanno raccontata
Il presidente del Cai ha scelto Varese per dichiarare ufficialmente i meriti di Bonatti nella scalata, destituendo dopo 50 anni le versioni di Compagnoni e Lacedelli
«Walter Bonatti ha avuto un ruolo decisivo nella conquista della cima del K2, senza il suo contributo questo risultato non sarebbe stato possibile». Questa è una realtà ormai diffusa dalla cronaca, ma quando a dirlo è il presidente generale del Cai Annibale Salsa, a più di 50 anni da quel 31 luglio 1954, ha il sapore dell’ammissione storica, di una revisione di una realtà che sapeva di leggenda.
Il contesto di questa dichiarazione è stato proprio l’ultimo giorno di Amor di Libro, la rassegna libraria di Varese che si è chiusa al Teatrino Santuccio domenica sera. Protagonista dell’incontro Luigi Zanzi, che ha presentato al pubblico varesino "K2, una storia finita", la sua relazione sui fatti di quel giorno, approvata proprio dal Cai come nuova versione ufficiale.
Zanzi, infatti, ha formato insieme ad Alberto Monticone e Fosco Maraini la commissione dei "tre saggi", costituita dal Cai per confrontare le memorie discordanti di Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, fino ad ora citati come unici responsabili della prima conquista, con quella di Walter Bonatti. Bonatti sosteneva di aver percorso l’intero tragitto dal campo 8 al 7, per poi risalire al 9 a portare le bombole a Compagnoni e Lacedelli, che avrebbero dovuto usarle per salire. Compagnoni e Lacedelli, sostenendo che quelle bombole erano senza ossigeno, hanno da sempre detto di aver raggiunto la vetta senza questo ausilio, negando i meriti di Bonatti.
Con un’analisi scientifica, ormai, è indubbio che le versioni di Compagnoni e Lacedelli non reggono, e che quindi tra gli eroi del K2 si deve annoverare anche Bonatti: «Dovevamo questo risarcimento morale nei confronti di Bonatti, e della credibilità del Cai» ha chiarito Salsa.
«Quando Walter Bonatti ha ricevuto il libro», svela Zanzi, «Si è detto soddisfatto, affermando che la storia finalmente è finita. Proprio nella riedizione del suo "Le mie montagne" aggiungerà due pagine, per dichiarare la chiusura dell’indagine».
Proprio l’esposizione dell’indagine, tra prove e controprove, memorie e scatti fotografici, è stata il momento più seguito dal folto pubblico del Teatrino. Un’indagine avvincente, tanto avvincente quanto le pagine di questo "K2, una storia finita", un documento già storico edito da Priuli&Verlucca.
Ad incorniciare la bella serata, le note del Coro Sette Laghi, che con i canti popolari della montagna ha saputo ricostruire le atmosfere di quei paesaggi infiniti, nei quali ricorda Zanzi: «L’uomo è sempre e comunque un uomo, con i suoi difetti». Un grande insegnamento e una nuova storia, una fra le tante offerte da Amor di Libro, che ha salutato il suo pubblico fino al 2009.
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