Antonio Pacchiarini l’uomo e l’artista alla Sala Veratti
Una mostra antologica presenta l’opera dell’artista e la sua storia
La Sala Veratti di Varese dedica una mostra all’opera di Antonio Pacchiarini, artista scomparso nel 1982 e, come spiegano gli organizzatori , “si pone come dovuto omaggio a una personalità che seppe interessare la critica ufficiale e il pubblico fin dagli esordi della sua attività e che giunse a risultati formali e coloristici di grande impatto visivo ed emozionale”.
La mostra, promossa dal Circolo Cavour, si svolge col patrocinio del Comune di Varese e della Circoscrizione 1 Varese Centro. Come precisa Attilio Fontana, sindaco di Varese, “la mostra allestita alla Sala Veratti entra nella logica espositiva che questa Amministrazione persegue con costanza e impegno, in quanto vuole dare rilievo sia alle giovani realtà emergenti sia a quelle figure che, come il Pacchiarini, intrapresero e svilupparono una ricerca seria e professionale che merita di essere riscoperta e valorizzata”.
Antonio Pacchiarini ( Cossila San Grato, Biella 16 febbraio1938 – Porto Ceresio, Varese, 3 luglio 1982) inizia l’attività pittorica negli anni sessanta sotto la guida dell’artista Aldo Ambrosini. Nel 1970 è nominato Accademico della storica Accademia Tiberina, fondata a Roma nel 1813 e nel 1972 Accademico di San Marco. Nel 1972 viene insignito del diploma onorifico del Centro culturale Letterario e Artistico di Felgueiras, in Portogallo e gli viene conferito il Premio all’Operosità nell’Arte dall’Unione della Legion d’Oro del Comitato Italiano delle O.N.G. presso le Nazioni Unite. Le sue opere ottennero presto il consenso del pubblico sia in Italia sia all’estero.
Opere in permanenza: “Crocifissione”, anni sessanta, presso la Chiesa Parrocchiale di Spino D’Adda (Cremona), “Crocifissione”, olio su tela, 1969, presso la Chiesa Parrocchiale di Porto Ceresio , “Il tempo che fu” del 1972 presso la Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate.
Nel Catalogo a colori che accompagna la mostra, Luciana Schiroli traccia la storia artistica di A. Pacchiarini che “schivo e solitario, pensoso e inquieto, si confermò subito artista di grande talento”. Dalla lezione di un Cézanne e di un El Greco fino a Sutherland e Bacon in una ricerca spaziale e cromatica che si avvalse anche del collage. Dalla pittura grondante di colore e dalla veloce gestualità (vedasi i “Nudi”) a opere più drammatiche (“donne del Biafra”). Ma Pacchiarini andò oltre: e di forte interesse le opere nelle quali si legge una sorta di continuità tra elemento umano e vegetale, in una simbiosi metamorfica e surreale che si arricchirà di nuovi colori e di nuove sperimentazioni. E come Picasso già nel 1913 aveva cominciato a utilizzare il collage per una nuova codificazione del cubismo, così i reperti del quotidiano entrano, a decorrere dal 1974, nei quadri di Pacchiarini: strappi di giornali e riviste, che diventano pezzi di società e colore, tessitura perfino, in una complessità straordinaria ma sempre controllata dello spazio pittorico e architettonico. Da ultimo, il ritorno al paesaggio, al lago, ai sentieri, ai luoghi amati, percorsi da leggeri brividi di luce.
In mostra una trentina di tele, per lo più di grande formato ( 100×80) e qualche piccola tela.
Presentazione di Luciana Schiroli e Interventi critici di Luigi Piatti e Aldo Ambrosini
Sala Veratti – Varese – Ingresso libero
Inaugurazione: venerdì 5 settembre ore 17.00
Durata mostra: dal 5 al 18 settembre 2008 Orari: martedì-domenica 10.00 -12.30 / 15 – 19.00
per informazioni: 0332.255284 – 0332.917065 – 347.3004187
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