Edilizia in crisi nel Luinese
Secondo la Fillea Cgil sono circa 500 gli appartamenti invenduti nel nord della provincia. Molte imprese edili hanno chiesto la cassa integrazione
Renzo Andreotti è un sindacalista di lungo corso della Fillea Cgil. Erano più di dieci anni che non prendeva in mano la guida agli ammortizzatori sociali. In piena recessione economica è costretto a consultarlo, con un certo disagio, più volte al giorno. I segnali negativi arrivano soprattutto dal nord della provincia. Cantieri edili che chiudono, magazzini che non pagano gli stipendi da mesi e lavoratori che rischiano di rimanere in mezzo alla strada. La crisi vera nel settore, secondo Simona Ghiraldi, segretario della Fillea, esploderà l’anno prossimo. Ma già a dicembre le case non si vendono più come a ottobre. Il sindacato ha stimato che sono almeno 500 gli appartamenti costruiti e invenduti nelle valli del luinese. (foto: Renzo Andreotti)
«La crisi – spiega Andreotti – ha colpito imprese storiche, come la Sist di Cassano Valcuvia, che esiste dal 1964. Molte chiedono la cassa integrazione, ma il futuro per i lavoratori di questo settore è nero e per molti di loro è già scattato il licenziamento. Poi l’edilizia è un settore ad alta percentuale di lavoratori immigrati e con la Bossi-Fini questa gente rischia di essere rimpatriata».
I dati della Fillea-Cgil dicono che le aziende edili in crisi sono molte. Oltre alla Sist, c’è la Primi Santino di Luino, la Castelli di Maccagno e la Edilinea di Grantola. Tutte imprese che hanno una storia alle spalle. «In questo momento le imprese – conclude Andreotti – hanno crisi di liquidità e le banche non le aiutano. Se aggiungiamo la stagnazione del mercato immobiliare tutto si complica. In quella zona si è costruito molto nella prospettiva che i milanesi o chi cercava una soluzione abitativa per le ferie comprasse un’abitazione. I dati ci dicono che l’invenduto è alto, manca la liquidità e le imprese edili sono in difficoltà. La crisi di queste imprese edili è un indicatore significativo del momento delicato. Noi speriamo che alcuni cantieri legati alle commesse pubbliche, come l’ospedale di Varese o la Pedemontana, possano aiutare il settore a riassorbire la manodopera in esubero».
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