Il messaggio di Don Milani arriva a teatro
Fabio Monti, attore e regista dello spattacolo sul priore di Barbiana, parla delle suggestioni e della struttura della piece, in scena giovedì 2 aprile a Gallarate e venerdì 3 aprile a Cazzago Brabbia
Doppio spettacolo teatrale ispirato a “Don Milani”. A Gallarate e Cazzago Brabbia arriva giovedì 2 e venerdì 3 aprile lo spettacolo di Fabio Monti e Norma Angelini della Compagnia EmmeA’ Teatro,
inserito nella rassegna teatrale provinciale “Sipari Uniti”. Un racconto che prende spunto da alcuni scritti del priore di Barbiana, denso delle provocazioni e delle suggestioni di Don Milani: «Abbiamo cercato di ricostruirne la figura al di là dell’immaginetta che non corrisponde alla vera essenza dell’uomo Don Milani – spiega Fabio Monti, attore e regista catanese classe 1974, sul palco con Norma Angelini e col musicista Alessandro Dei -. All’inizio infatti avevamo chiamato lo spettacolo “Don Milani senza mito”, proprio per la nostra volontà di cercare gli stimoli e le provocazioni educative. Sono frammenti di racconto col quale abbiamo provato a cogliere i motivi profondi che lo hanno spinto a fare le scelte che ha fatto e che gli hanno portato numerosi problemi in vita». Due i brani scelti dagli autori: una lettera ed una postilla al libro “Esperienze Pastorali”, ritirato dal commercio il 18 dicembre del 1958 perché dichiarato "inopportuno" con decreto del Santo Offizio. «Due brani che racchiudono l’essenza e la potenza del messaggio di Don Milani – prosegue Monti -. Nella lettera parla da prete ad un prete, polemizzando violentemente sulla scomunica ai comunisti del 1948. Nella postilla al suo libro è contenuta una vera profezia: il priore parla di una rivolta dei poveri nel 2000, che dalla Cina sarebbero tornati come missionari in occidente per farli tornare alla loro missione, quella di educare i poveri per farli diventare cittadini. Un messaggio forte che gli costò parecchi problemi». Monti e la Angelici non sono cattolici. Monti non è nemmeno credente,
mentre la sua collega sì. Dallo spettacolo si capisce fin da subito questo aspetto: «Partiamo all’inizio con il prendere in giro gli stereotipi “classici” su Don Milani – racconta Fabio Monti -, dal fascista al comunista. Nella narrazione si alternano musiche, suonate dal vivo da Alessandro Dei, dalla classica alla musica ebraica, nel sangue di Don Milani per via della madre ebrea: parte del suo radicalismo spiccato deriva senza dubbio anche da questo aspetto. Col pubblico parliamo, dialoghiamo: le luci sono spesso accese, guardiamo in faccia le persone e vediamo le reazioni. Per questo non cambierà tanto da uno spettacolo a Gallarate su un palco come quello del Popolo a quello più piccolo e raccolto di Cazzago Brabbia. In Lombardia abbiamo trovato grande disponibilità a ridere e pensare, più in provincia che nelle grandi città». Quando gli chiediamo cosa resta del messaggio di Don Milani al giorno d’oggi, Monti non ha dubbi: «Le provocazioni e il suo radicalismo nell’educazione, la sua ferma volontà di educare i cittadini sono ancora validissimi – spiega l’attore e regista -. In un momento come questo, nel quale il sistema educativo ha solo un ruolo di sviluppo funzionale a fare degli studenti delle macchine di un ingranaggio, il messaggio di Don Milani dovrebbe essere molto più ascoltato. La sua radicalità provoca reazioni nel pubblico, è indubbio». Infine un auspicio per il futuro: «È la prima volta che ci spingiamo così a Nord con un nostro spettacolo. La prossima volta vorremmo portare “Lampedusa è uno spiffero”: parla di immigrati e immigrazione, toccando gli stereotipi e i pregiudizi che in questo tema abbondano. Dalle vostre parti sono sicuro che sarebbe apprezzato e magari farebbe pensare un po’».
inserito nella rassegna teatrale provinciale “Sipari Uniti”. Un racconto che prende spunto da alcuni scritti del priore di Barbiana, denso delle provocazioni e delle suggestioni di Don Milani: «Abbiamo cercato di ricostruirne la figura al di là dell’immaginetta che non corrisponde alla vera essenza dell’uomo Don Milani – spiega Fabio Monti, attore e regista catanese classe 1974, sul palco con Norma Angelini e col musicista Alessandro Dei -. All’inizio infatti avevamo chiamato lo spettacolo “Don Milani senza mito”, proprio per la nostra volontà di cercare gli stimoli e le provocazioni educative. Sono frammenti di racconto col quale abbiamo provato a cogliere i motivi profondi che lo hanno spinto a fare le scelte che ha fatto e che gli hanno portato numerosi problemi in vita». Due i brani scelti dagli autori: una lettera ed una postilla al libro “Esperienze Pastorali”, ritirato dal commercio il 18 dicembre del 1958 perché dichiarato "inopportuno" con decreto del Santo Offizio. «Due brani che racchiudono l’essenza e la potenza del messaggio di Don Milani – prosegue Monti -. Nella lettera parla da prete ad un prete, polemizzando violentemente sulla scomunica ai comunisti del 1948. Nella postilla al suo libro è contenuta una vera profezia: il priore parla di una rivolta dei poveri nel 2000, che dalla Cina sarebbero tornati come missionari in occidente per farli tornare alla loro missione, quella di educare i poveri per farli diventare cittadini. Un messaggio forte che gli costò parecchi problemi». Monti e la Angelici non sono cattolici. Monti non è nemmeno credente,
mentre la sua collega sì. Dallo spettacolo si capisce fin da subito questo aspetto: «Partiamo all’inizio con il prendere in giro gli stereotipi “classici” su Don Milani – racconta Fabio Monti -, dal fascista al comunista. Nella narrazione si alternano musiche, suonate dal vivo da Alessandro Dei, dalla classica alla musica ebraica, nel sangue di Don Milani per via della madre ebrea: parte del suo radicalismo spiccato deriva senza dubbio anche da questo aspetto. Col pubblico parliamo, dialoghiamo: le luci sono spesso accese, guardiamo in faccia le persone e vediamo le reazioni. Per questo non cambierà tanto da uno spettacolo a Gallarate su un palco come quello del Popolo a quello più piccolo e raccolto di Cazzago Brabbia. In Lombardia abbiamo trovato grande disponibilità a ridere e pensare, più in provincia che nelle grandi città». Quando gli chiediamo cosa resta del messaggio di Don Milani al giorno d’oggi, Monti non ha dubbi: «Le provocazioni e il suo radicalismo nell’educazione, la sua ferma volontà di educare i cittadini sono ancora validissimi – spiega l’attore e regista -. In un momento come questo, nel quale il sistema educativo ha solo un ruolo di sviluppo funzionale a fare degli studenti delle macchine di un ingranaggio, il messaggio di Don Milani dovrebbe essere molto più ascoltato. La sua radicalità provoca reazioni nel pubblico, è indubbio». Infine un auspicio per il futuro: «È la prima volta che ci spingiamo così a Nord con un nostro spettacolo. La prossima volta vorremmo portare “Lampedusa è uno spiffero”: parla di immigrati e immigrazione, toccando gli stereotipi e i pregiudizi che in questo tema abbondano. Dalle vostre parti sono sicuro che sarebbe apprezzato e magari farebbe pensare un po’».
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I biglietti per lo spettacolo “Don Milani” a Gallarate (inserito nella stagione della Fondazione Culturale)sono in prevendita al costo compreso tra 13 e 15 euro al teatro del Popolo in via Palestro 5 dalle 11.00 alle 14.00 e dalle 17.00 alle 19.00. Prenotazioni telefoniche dalle 16.00 alle 17.00 al numero 0331.784140. Per lo spettacolo di Cazzago Brabbia ingresso posto unico 12 euro, soci 10 euro. Per prenotazioni e informazioni: 0332/964402 – 393/3315016 oppure via e-mail arteatro@libero.it o al sito www.burattini.va.it/ita/prenota_altri_teatri.php e www.arteatrovarese.it.
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