Dall’acquisto al fallimento della Pro: tutte le accuse contro Zoppo

Secondo gli inquirenti il patron aveva tentato di rivendere la società subito dopo l'acquisto senza riuscirvi; lì era iniziata la spirale di irregolarità, dalle fatture false al raggiro alle banche passando per fatture e stipendi non pagati

Avrebbe acquistato la Pro Patria cercando di rivenderla immediatamente, Giuseppe Zoppo l’ormai ex-presidente della società calcistica, arrestato ieri mercoledì 6 maggio e ora in carcere a Busto Arsizio. Non essendoci riuscito avrebbe cominciato a svuotare sistematicamente le casse del club portandolo inesorabilmente al fallimento con un passivo micidiale al 31 dicembre 2008 di due milioni di euro, aggravatosi ulteriormente al 31 marzo 2009 fino a toccare i 2,3 milioni di euro. Per sostenere tale montagna di debiti nei confronti di banche e creditori Zoppo, tramite la società Czg Consulting che deteneva l’85% della proprietà, avrebbe compilato due fatture da 350 mila euro che dimostravano crediti nei confronti di una società di sponsorizzazione di Milano, incaricata di reperire pubblicità. Il contratto con tale società però non è mai stato né esibito né trovato nelle varie perquisizioni compiute da parte della Giuardia di Finanza che in questi mesi ha condotto le indagini. Quella appena descritta è solo una delle tante stranezze della gestione Zoppo nella società Pro Patria Srl che appare nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Procura di Busto Arsizio nella persona del Sostituto Procuratore che ha condotto le indagini, Massimo Baraldo.

LA TRUFFA ALLE BANCHE – Secondo la ricostruzione degli inquirenti, non essendo sufficienti le due false fatture, Zoppo era riuscito a farsi aprire presso una banca una nuova linea di credito da 450 mila euro, portando a garanzia un assegno con una cifra identica intestato a una signora che lo Zoppo aveva fatto risultare essere dirigente della Czg Financial. In realtà la signora in questione aveva affidato all’ex-patron della Pro questi soldi perchè li investisse ma in realtà sono stati usati a garanzia di un prestito. Una volta odorata la truffa la donna ha cercato di rientrare in possesso della cifra ma la banca che aveva concesso il credito a Zoppo le ha negato questa possibilità. A questo punto la signora ha denunciato il raggiro mentre ben due banche sono cadute nella truffa.

OPERAZIONE TONELLOTTO – Diverse, inoltre, le distrazioni di fondi accertate dalle Fiamme Gialle da parte di Zoppo ai danni della società tigrotta per un totale che ammonta a 330 mila euro, soldi che in parte avrebbe utilizzato per effettuare pagamenti in nero. Dalle indagini e dagli interrogatori ai soci e ai dipendenti della Pro Patria emerge un quadro agghiacciante della gestione delle liquidità. Zoppo era uso farsi consegnare gli incassi delle partite direttamente brevi manu senza versare un euro in banca, inoltre dei 350 mila euro da pagare ai precedenti titolari del pacchetto di maggioranza, la famiglia Vender, solo 100 mila erano stati effettivamente versati mentre ben 141 mila euro provenienti dalle quote versate dagli altri due soci Cerboni e Scaburri sarebbero stati distratti. Zoppo aveva tentato anche di vendere il 50% della società all’imprenditore veneto Flaviano Tonellotto, noto per aver fatto fallire altre società in passato, all’incredibile cifra di 2,5 milioni di euro; d’altro canto Tonellotto offriva come garanzia un immobile ipotecato.

I PICCOLI CREDITORI – Molte inoltre sono le aziende, gli esercizi commerciali, i proprietari di case che vantano crediti nei confronti della defunta società e sono numerose le istanze di fallimento presentate in tribunale a Busto Arsizio: si va dalla piccola farmacia a cui non sono stati pagati 700 euro di medicinali, al ristorante dove la squadra aveva un conto aperto fino all’albergo dei ritiri, passando per i giardinieri che curano il manto dello Speroni. Inclusi nel grande crack ci sono anche i club dai quali sono stati acquistati i giocatori e anche gli stessi atleti che non percepiscono più lo stipendio da mesi, oltre all’istituto di previdenza degli stessi calciatori e alle banche verso le quali la società si è esposta. A partire da novembre 2008 i pagamenti della maggior parte di questi è stata sospesa e quando Zoppo vergava di suo pugno gli assegni per tenerli buoni, questi risultavano regolarmente scoperti o protestati.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 maggio 2009
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