Il Revamping Accam e le polemiche sui “rifiuti zero”

Intervento del presidente di Legambiente Busto Andrea Barcucci. "Stile integralista" da parte degli oppositori dell'inceneritore

Riceviamo e pubblichiamo un intervento del presidente di Legambiente Busto Arsizio Andrea Barcucci sul tema del revamping dell’icneneritore Accam. Barcucci era già intervenuto nel dibattito avviato anche sui commenti di Varesenews.

Come componente del Direttivo lombardo di Legambiente scrivo la seguente lettera di chiarimento sulla vicenda del revamping dell’inceneritore Accam. Nel generale clima di fermento attorno alla mozione che chiedeva di esprimere alla Giunta Farioli, ed alla maggioranza che la sostiene, le proprie decisioni motivate anche sull’adozione di sistemi migliori di RD-raccolta differenziata, nella città di Busto e nel bacino dei comuni facenti parte di Accam, il mondo politico cittadino ha scelto di concentrarsi sui problemi del cosiddetto modello Vedelago.

Questa scivolata, quasi fuori dal tema, è stata da me criticata tramite un’intervista rilasciata al quotidiano La Provincia. Nell’articolo è stata data l’interpretazione di dissidi a sinistra, ma questa cosa è fuorviante e inesatta. Legambiente non fa capo a nessuno schieramento politico, ma ha la politica nella sua azione; l’impegno è politico in quanto interviene su temi pubblici e amministrativi, però al di fuori delle logiche di partito. Ritengo che il giornalista abbia posto Legambiente su di una parte schierata in quanto associazione molto critica nei confronti dell’attuale situazione italiana, tanto che abbiamo proposto un piano d’azione per uscire dalla crisi attuale con la CGIL, il sindacato più inviso al governo in carica. Chiarito questo intoppo, era evidente che non ho apprezzato, come non sto apprezzando da anni, lo stile integralista che percorre lo schieramento anti-inceneritore Accam.

Io stesso ho partecipato al Comitato Ecologico borsanese per anni, fintanto che le sue riunioni erano occasione di confronto e di democrazia. Poi le sue forme sono cambiate trasformandosi in interlocutore della politica cittadina; ovvero meno ambientalisti e più lobby. In questa veste hanno ottenuto risultati davvero inferiori alla partecipazione avuta con il rione e con la città. Prima con le giunte Tosi, poi con quella Rosa, nessun beneficio ambientale è arrivato a Borsano. In oltre dieci anni, questo comitato non si è relazionato con Legambiente, la più diffusa associazione ambientalista italiana, come invece fanno le reti ambientaliste, per confrontare le esperienze e trovare soluzioni condivise ai problemi comuni, in una società complicata e succube del sistema partitico di potere. Tanti anni trascorsi fino ad oggi, con questa faccenda del revamping.

L’attuale fronte anti-Accam è la somma del Comitato di Borsano e le forze estreme dello schieramento politico cittadino; questa alleanza dimostra chiaramente la volontà strumentale e populista delle loro proteste, mai diventate proposte: trattare con Accam, con il Comune e con la Provincia, fino alla Regione. Contrattare politiche ambientali, riqualificazione, uscita dall’emergenza. Discutere con la città e con le associazioni ambientaliste proposte realizzabili e sottoscritte dalle Amministrazioni in carica. Queste cose non sono entrate nell’agenda dei propositi, ferma alla protesta generica e sterile: quindici anni senza risultati sufficienti e senza futuro. La massima conquista fu la Convenzione di Affitto dei terreni, con scadenza 2019, firmata a fine 2006.
Quella convenzione fu l’atto finale della diatriba politica interna all’amministrazione Lega-Forza Italia-AN-UdC, sia cittadina che provinciale. Un modo per non scontentare i borsanesi e i partiti bustesi, che lasciava chiaramente vedere le prossime contraddizioni; quelle in cui ci troviamo oggi. La solita sceneggiata italiana, in cui si metteva una toppa all’emergenza creandone una più grande. Qui siamo alle note dolenti: sia i partiti che il comitato dovrebbero fare ognuno la propria parte, ossia governare e stimolare. Questo non avviene e si discute solo sui massimi sistemi, con istinto distruttivo.
E’ evidente come sia il consorzio Accam ad avere forza, per cui non ci dobbiamo scontrare frontalmente: fra i rifiuti zero e il revamping , è ovvio che verrà scelta l’opzione più forte, così lasciando gli oppositori a zero punti. Questo sistema integralista è quello che Legambiente non accetta, preferendogli la forza delle ragioni dell’ambientalismo scientifico e della condivisone delle responsabilità, da condividere tra gli amministratori in carica e con le parti politiche.

Per tanto non accetto la logica dello scontro muro contro muro, così come si è manifestata negli ultimi dieci anni. Le problematiche della presenza oppressiva dei rifiuti urbani, industriali e pericolosi, all’interno della nostra società contemporanea si debbono affrontare con il confronto serio e motivato, ossia scientifico. La rosa delle possibili soluzioni deve essere ricercata assieme a tutte le componenti sociali, ossia dalla produzione allo smaltimento finale; presso tutte le sedi istituzionali, a cominciare dalle leggi nazionali. Il famigerato CIP6 era stato eliminato dal precedente governo Prodi, riservandolo esclusivamente agli inceneritori campani per uscire dall’emergenza pluridecennale di quella regione.
Ma il governo Berlusconi ha allargato i confini dei finanziamenti del CIP6 alle cinque grandi regioni meridionali in emergenza, lasciando per la fine di quest’anno la lista degli inceneritori che utilizzeranno i fondi Cip6, ed espone il nostro Paese a una procedura d’infrazione europea e a ulteriori multe che dovranno pagare i cittadini. Inciderà inoltre ulteriormente sulle bollette elettriche. Un provvedimento dannoso e paradossale che spazia dal piano nazionale sugli inceneritori all’autorizzazione per il trita rifiuti sotto i lavelli, che ben poco hanno a che fare con l’emergenza rifiuti in Campania.
Molto probabile che anche il forno Accam con revamping potrà accedere a questi finanziamenti; resta aperta la decisione finale dell’Accam, sulla quale propongo le seguenti iniziative.
1 Collegamento dei cittadini e delle associazioni in una rete lombarda contro l’incenerimento e per la minore produzione di rifiuti, nella quale scegliere le posizioni comuni, uscendo con decisione dalla sindrome di Nimby,che recita “Fate quello che volete ma non vicino casa mia !”.
2 Impegno vincolante dell’Accam per ridurre i rifiuti conferiti al proprio forno, con meccanismi di ricompensa ai comuni virtuosi.
3 Avvio del teleriscaldamento per le zone industriali e i condomini vicini, col progetto finanziario di conversione ad energie più pulite quando l’incenerimento dei rifiuti sarà finito.
4 Smantellamento del vecchio forno a spese delle Regione e delle due province di Milano e Varese.
5 Creazione di un parco naturalistico e agricolo regionale, sull’esempio del Parco Alto Milanese, in collegamento col Parco del Ticino.

Su questi punti vincolanti i componenti del Consorzio Accam saranno chiamati a dimostrare la propria posizione sostenibile. Altrettanto mi aspetto dal Consiglio Comunale di Busto Arsizio. Ognuno faccia il 101% di quanto gli compete, senza scuse e senza giustificazioni. La svolta ecologica è essenziale per assicurare l’equilibrio naturale tra il genere umano e la Terra: decidete come vorrete ma sappiate che Legambiente e gli ecologisti Vi osservano. Non faremo sconti a nessuno: da mesi aspettiamo che il Comune stanzi poche migliaia di euro per informare i cittadini sulla RD. E’ una vergogna che dobbiamo aspettare mesi per sapere la risposta, fatto ancora più grave in relazione al revamping.
Il Comune lascia ad Agesp oneri, ma soprattutto onori, di tutti i lavori pubblici: bustesi, alla prossima elezione ricordate dove finiscono i soldi delle vostre tasse !

29 Giugno 2009
Legambiente circolo Busto Arsizio
il Presidente, Andrea Barcucci

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Pubblicato il 29 Giugno 2009
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