L’ippodromo non è ancora di Ligresti

Guido Borghi ribadisce che la società "Varesina" è per il momento nelle mani della sua famiglia. « Abbiamo fatto investimenti nella struttura, ma l'Unire ci deve ancora un milione di euro». Per la serata del 30 giugno è attesa alle Bettole un'alta carica dello Stato

borghi guido

Salvatore Ligresti diventerà il nuovo padrone della società che gestisce l’ippodromo di Varese? La domanda nel giorno della presentazione della stagione estiva di galoppo delle Bettole è risuonata nella club house. Guido Borghi, presidente della società “Varesina”, non si scompone. «La nostra società è in mano a tre gruppi di azionisti, Ligresti detiene dal 30 al 34 per cento delle quote societarie, non di più».  Il resto delle quote è in mano alla famiglia Borghi e alla Hippogroup, che ha una partecipazione nelle società che gestiscono gli ippodromi di Cesena, Roma, Torino e Pescara, e che a sua volta appartiene a tre soci paritetici, tra i quali figura ancora la famiglia Borghi. (nella foto da sinistra Giovanni e Guido Borghi)

A ricordare la presenza ingombrante del costruttore milanese, non c’è solo l’ombra squadrata dell’Ata Hotel, che preclude l’orizzonte a chi guarda dalla terrazza della club house delle Bettole, ma anche quella degli stessi conti della “Varesina” che vanterebbe un credito nei confronti dell’Unire pari a circa un milione di euro, su un fatturato totale di tre milioni e mezzo di euro. Inoltre, nel momento peggiore dell’ippica italiana, e anche dell’economia, la “Varesina” ha fatto investimenti sulla struttura e sul nuovo centro di allenamento di Caravate per due milioni e mezzo di euro. «Cosa che gli altri ippodromi non hanno fatto – sottolinea  Borghi-. Forse riusciremo a recuperare una parte di quel credito, almeno 600 mila euro. Ma all’Unire noi chiediamo almeno altre due cose: che vengano fuori con chiarezza cavalli e fantini dopati e che vengano formati e pagati tecnici in grado di individuarli. In Inghilterra chi punta sui cavalli non gioca d’azzardo, ma fa una scommessa di qualità».

«Il mondo dell’Ippica italiana non è cambiato in peggio è cambiato nella sua struttura» fa notare il veterano delle piste e recordman di vittorie (oltre mille in carriera) il gentleman Pinuccio Molteni. «Un tempo c’erano le grandi famiglie, spesso nobili, che allevavano i cavalli da corsa, forse erano un po’un circolo chiuso ma erano una diga che arginava gli ingressi indiscriminati. C’era un’esclusività positiva che oggi non esiste più».

Guido Borghi manda un messaggio anche al sottosegretario Bertolaso, nella sua veste “dismessa” di commissario dei Mondiali di ciclismo di Varese. «Malgrado tutte le promesse fatte prima dei Mondiali il centro pista, dopo quella manifestazione, è un disastro – conclude il presidente della “Varesina” –. L’erba è scomparsa, tutto pietre e terra. Per fortuna che nelle riunioni serali i riflettori non lo illuminano. L’accordo era che ci restituissero l’ippodromo nelle condizioni in cui l’avevano ricevuto».

Intanto, la stagione estiva è alle porte. Il 23 giugno i commissari dell’Unire verranno a fare le prove tecniche della pista in erba, quella asfaltata per i ciclisti. Ma se a tutti i  problemi elencati non ci sarà risposta, l’appello verrà fatto direttamente a un’alta carica dello Stato che dovrebbe essere presente all’ippodromo delle Bettole martedì 30 giugno in occasione del Premio Guido Ermolli, trofeo dedicato alle province lombarde. Lo scorso anno c’erano il ministro Scajola, il governatore Formigoni, il manager Tatò e l’immancabile Salvatore Ligresti, tutti seduti allo stesso tavolo. Guido Borghi non proferisce nome. Di certo l’alta carica politica non è del centrosinistra (all’ippodromo non se n’è mai visto uno, anche quando era al Governo) e voci di corridoio dicono che inizi con la lettera «B» e finisca con la «I». E Bossi, a quella data, dovrebbe avere altri impegni.

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Pubblicato il 15 giugno 2009
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