Accordo con la Regione, niente stop agli scavi nelle cave

Potrebbe trovare una soluzione a breve la questione delle cave varesine “a rischio chiusura”, sollevata recentemente da aziende e lavoratori del settore

Potrebbe trovare una soluzione a breve, al massimo due settimane, la questione delle cave varesine “a rischio chiusura”, sollevata recentemente da aziende e lavoratori del settore a Provincia e Regione.

«Abbiamo fissato un nuovo appuntamento tra 15 giorni per definire la soluzione  – ha promesso l’assessore ai Trasporti Raffaele Cattaneo, interessato alla questione a causa dei cantieri importanti che stanno per partire in zona – Qui c’è una questione di materie prime che va risolta. E’ impensabile che questi cantieri debbano avere rallentamenti o blocchi per una questione del genere».

Il problema in questione nasce dal ritardo con cui è stato approvato in provincia e poi in regione il Piano provinciale Cave, sorta di piano regolatore delle estrazioni di materiale in Regione, che definisce chi può scavare, quanto ne può estrarre e dove può farlo, sabbia e terra, e va regolato ogni 10 anni. Un ritardo non solo notevole – sei anni, dal 2002 al 2008 – ma anche “fatale”: perchè nel frattempo è stata recepita una normativa della Ue che obbliga i soggetti autorizzati a esibire una valutazione di impatto ambientale.  Il che significa attendere per circa un anno e mezzo due un “via libera” alle estrazioni, che sono ormai da rinnovare.

Una delle migliori  soluzioni alla questione l’aveva suggerita l’assessore provinciale all’Ambiente Luca Marsico, nell’incontro tra il gruppo di aziende e lavoratori e la Provincia: «La Valutazione di Impatto Ambientale è richiesta agli ambiti estrattivi superiori ai 10mila metri cubi annui (10 ettari): se si parcellizzassero le autorizzazioni, o almeno parte di esse, la parte considerata potrebbe essere esclusa dall’obbligo di presentazione preventivo e permetterebbe alle aziende di continuare a lavorare, mentre si procede allo studio della Valutazione».

Ed è stata proprio quella proposta ad essere tra quelle principalmente allo studio tra gli attori della tavola rotonda di giovedì 29, che ha visto partecipare i due assessori regionali Cattaneo e Ponzoni, i rappresentanti dei lavoratori del settore FilcaFillea Feneal Della Rocca, Nossa e Zaniolo e i rappresentanti delle aziende: il presidente del gruppo Cave dell’Unione Industriali di Varese Giuseppe Seratoni,  il segretario di Asea Mauro Ghiringhelli, il reponsabile delle relazioni industriali di Associazione Artigiani Giulio De Martino. «Tra le ipotesi messe in campo oggi, quella descritta dalla Provincia sembra la più praticabile – spiega Seratoni – la meno invasiva e la più veloce da deliberare, visto che in ogni caso si dovrà pensare a un provvedimento che servirà a tamponare la situazione, in attesa della sua sistemazione».  

Una sistemazione che riguarda non solo le aziende coinvolte, e un totale di 300 addetti, ma più in senso lato il settore dell’edilizia varesino, che dagli scavi trae la materia prima, per un numero di aziende ben superiore e un totale complessivo di circa 30mila addetti: «Diciamolo, questo problema è nato dai ritardi nell’approvazione del piano cave provinciale  – sottolinea Flavio Nossa per Fillea Cgil –  ma ora che è partito il dialogo, c’è tutto il tempo per trovare una soluzione evitando il blocco degli scavi. A noi lavoratori importa solo che la soluzione trovata non si riveli peggiore del problema»

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Pubblicato il 29 Ottobre 2009
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