“Quella strage mi toccò da vicino, dobbiamo ricordarla”

Il lettore Gianni Mazzucchelli racconta come la Shoah ha segnato la sua vita e chiede di ricordare la strage sul Lago Maggiore con un segno, le pietre d'inciampo

pietre d'inciampo meinaQualche anno fa il film "Hotel Meina" ha portato sul grande schermo, ispirandosi al libro del giornalista Marco Nozza, la cronaca della prima strage di ebrei in Italia. Un crimine commesso sulle sponde del Lago Maggiore, a Meina, proprio a pochi chilometri dalla nostra provincia. I fatti sono ruotati attorno a un luogo che resterà per sempre il simbolo (almeno nella memoria) di quel momento, l’albergo Victoria, dove le vittime della strage trascorsero le ultime ore prima di essere uccise. Di quell’hotel ormai resta solo il ricordo e un lettore, Gianni Mazzucchelli, che da vicino ha conosciuto la tragedia della Shoah lancia dalle pagine di VareseNews una proposta importante: un simbolo che ricordi per sempre quello che è accaduto. 

Gentili Signore e Signori

in seguito all’abbattimento dell’Hotel Victoria, già Hotel Meina, non resta che la memoria per gli Ebrei trucidati in quel luogo. Tra loro c’era la Signora Lotte Mazzucchelli Fröhlich Wertheimer che venne uccisa nelle vicinanze dell’imbarcadero di Meina e poi gettata nel Lago Maggiore.
Un’associazione tedesca propone la posa di STOLPERSTEINE, cioé di Sassi d’inciampo, consistenti in un sasso da pavé sul quale viene fissata una lamina di ottone con i dati della vittima della persecuzione nazista. I sassi vengono posati sul luogo di nascita o sul luogo di morte. Che ne pensate? 
 

La mia simpatia per la causa ebraica nasce dallo sgomento profondo che provoca in me il ricordo di chi lasciò la vita in maniera crudele e solo per l’appartenenza a una religione diversa. 

Le acque del Lago Maggiore sono per me tabù. Ero bimbo, allorché mio nonno mi sorprese sulla Via Nazionale di Oggebbio a "contare" le camionette militari che passavano a gran velocità. Ero bimbo nel momento nel quale mi dissero che mia madre era andata in un paese chiamato Germania, dai tedeschi. La Germania era per me una gran distesa d’acqua, nella quale nuotavano pesci grossi come le balene. Ero bimbo quando, tornando dalla spiaggetta dirimpetto alla nostra casa, trovai una dozzina di persone giacenti, che mi guardavano ad occhi aperti, muti come pesci. Erano stati fucilati, ma io non sapevo ancora che cosa fosse la morte.
 

Becky Behar testimone eccidio meina

La notizia dell’uccisione di Lotte Mazzucchelli-Fröhlich, (nella foto Becky Behar, unica testimone dell’eccidio) avvenuta nel settembre 1943, mi reggiunse molti anni dopo.  Ero in Svizzera e avevo concluso con successo l’apprendistato di compositore a macchina o linotipista. Mi dissero che la vittima fosse imparentata con mio nonno e così capii perché lui allora mi cercava sempre ansiosamente.  Possiedo una minuscola collezione di cartoline-fotografiche che mostrano l’Hotel Meina, poi Hotel Victoria. Vedo le finestre del quarto piano nel quale vennero uccisi il nonno Diaz con i tre nipotini. Vedo un cameriere in livrea, ben dritto accanto a un tavolino del grande giardino dell’Hotel e mi domando: Sarà lui quello che ha denunciato ai fascisti  e ai nazisti la presenza dei 13 ebrei nell’Hotel Meina, quasi come vendetta per essere stato licenziato?
 
Ora l’edificio non c’è più, ma il massacro compiuto tra l’edificio e l’imbarcadero di Meina non va dimenticato. Solo così non succederanno mai più delitti simili!

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Pubblicato il 27 Gennaio 2010
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