Parla albanese il Baff edizione 2010
Premio al miglior film a "East West East" di Gjergj Xhuvani, parabola dolceamara sulla caduta del regime di Tirana vista... dalla sella. Ma la "vincitrice morale" è Oona Chaplin, nipote del grande Charlie: bella, vivace e simpatica
È una piccola rivincita cinematografica per i Paesi da cui proviene buona parte dell’immigrazione in Italia il BA Film Festival 2010, ottava edizione, andato in archivio con le premiazioni di sabato sera al Teatro Sociale. Ad imporsi è stato East West East, del regista albanese Gjergj Xhuvani, una parabola dolceamara come la vita sulla caduta del regime nazionalcomunista d’Albania vista da una sparuta pattuglia di ciclisti spediti all’Ovest per una gara, e che si troveranno a vivere picaresche avventure per rientrare in patria, ovviamente, pedalando.
Si segnala in questo filone "extracomunitario", anche il successo de "La Straniera" di Marco Turco, con il premio a Kaltoum Boufangacha, ragazza olandese di genitori marocchini, in un ruolo forte e drammatico, quello di una prostituta coinvolta in un difficile rapporto d’amore con un altro immigrato arabo a Torino.
"Vincitrice morale" e vera stella della serata Oona Chaplin (foto), la giovane nipote del grandissimo Charlie, attore e regista fra i più insigni di sempre. È figlia di Geraldine Chapline e nipote di Oona O’Neill. Una bellezza "mediterranea" (il papà è cileno) che con il sorriso smagliante, la vivacità e la disponibilità ha fatto strage di cuori… e di flash, specialmente nel Dopofestival al Melograno. Abitino elegante e un po’ osée, scarpe dal tacco vertiginoso che l’hanno quasi fatta volare sul palco del Sociale, costringendola a togliersele, è stata alla fine la vera protagonista, il "colpo" finale che Gabriele Tosi, il presidente del Baff, aveva promesso.
– La serata e i premi
Claudia Donadoni e Alessia Longo Di Giacomo le bionde presentatrici, per il secondo anno consecutivo, della finale del Baff, che si è chiuso giustamente, in questo 2010, con la proiezione del film prescelto dalla giuria presieduta da Carlo Lizzani (e di cui facevano parte Isabella Ragonese, Italo Moscati, Mario Pontecorvo e Mario D’Alatri). Una serie di premiazioni a ritmo rapido, preceduta da una sfilata sul tappeto rosso nella quale i politici – inclusi candidati alle elezioni regionali, che non citiamo per rispetto del silenzio elettorale – si sono esibiti non meno di attori e registi.
Dopo una settimana che ha visto 6000 spettatori alle proiezioni serali e 4000 a quelle mattutine per gli studenti, 80 ospiti e via enumerando, sono stati assegnati i seguenti premi:
-Premio Città di Busto Arsizio al miglior Film: “East West East” di Gjergj Xhuvani
-Premio Luigi Bianchi alla migliore Opera Prima: Marco Chiarini per “L’uomo fiammifero”
-Premio Chimitex al miglior Regista: Felice Farina per “La fisica dell’acqua”
-Premio Città di Gallarate al miglior Attore Protagonista: Massimo Poggio per “Il compleanno” di Marco Filiberti
-Premio Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate alla miglior Attrice Protagonista: Kaltoum Boufangacha per “La straniera” di Marco Turco
-Premio Trenkwalder al miglior Attore non protagonista: David Coco per “La bella società” di Gian Paolo Cugno
-Premio Marchini Piante alla miglior Attrice non protagonista: Agnese Nano per “Aria” di Valerio D’Annunzio
-Premio Casbot alla miglior Produzione: Pietro Innocenzi per “La bella società” di Gian Paolo Cugno
-Premio Medio Olona alla migliore Sceneggiatura: Vittorio Buongiorno per “Alma” di Massimo Volponi
-Premio Pasqualino De Santis per la miglior Fotografia: Roberta Allegrini per “Il compleanno” di Marco Filiberti
-Premio Privitera alla miglior Colonna sonora: Enrico Ruggeri per “East West East” di Gjergj Xhuvani. Per il cantautore milanese, artista di classe e sempre popolare, era la prima colonna sonora mai realizzata per un film. Sul palco ha annunciato la prossima nascita di una bambina ringraziando la sua compagna di vita e di avventure musicali, Andrea Mirò. Il tema del Baff, del resto, era… la paternità.
-Premio Castiglioni al miglior Montaggio: Massimo Quaglia per “La straniera” di Marco Turco
-Premio La Prealpina alla miglior Scenografia: Paolo Innocenzi per “La bella società” di Gian Paolo Cugno
-Premio Faciba assegnato dal pubblico: “La straniera” di Marco Turco ex aequo con "La bella società" di Gian Paolo Cugno
-Premio Luigi Bandera Made in Italy Scuole in collaborazione con Lions distretto 108 iB1: “Generazione 1000 euro” di Massimo Venier
Premi speciali:
-Premio Provincia e Camera di Commercio di Varese miglior Fiction TV: “C’era una volta la città dei matti” di Marco Turco, andato di recente in onda con ottimi ascolti su Raiuno
-Premio Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni alla miglior Attrice 2010: Isabella Ragonese
-Premio Dino Ceccuzzi alla carriera: F. Murray Abraham
-Bilanci e conclusioni
Le premiazioni, assegnate di volta in volta da personaggi e sponsor, sono state intervallate qua e là da
spezzoni di film, accompagnate al piano dal maestro Alessandro Galassi e punteggiate degli interventi e dei ringraziamenti dei premiati e dello staff del Festival, in testa il presidente Gabriele Tosi e il direttore artistico Vittorio Giacci. Per quest’ultimo è vendicata la previsione di una delle migliori edizioni del festival, che pian piano si costruisce, anno dopo anno, un nome e una solidità. Anche il presidente della giuria Carlo Lizzani, dall’alto dell’esperienza, parla di un BAFF dal livello alto.
Il vincitore Gjergj Xhuvani racontava commosso dell’incontro in carcere in via per Cassano, dove è stato proiettato il suo East West East davanti ad un pubblico di reclusi in cui non mancavano dei connazionali albanesi, che hanno mostrato di gradire moltissimo l’iniziativa voluta dalla direzione dell’istituto di pena. «Qui sono arrivato come Robinson Crusoe, ma lascio tanti amici» ha detto il regista del Paese delle Aquile. «Il cinema d’autore oggi è un mestiere davvero difficile, per farlo, c’è solo una parola: amore».
Gabriele Tosi riprendeva il filo del discorso dagli eventi, dagli ospiti, da Umberto Eco a quel Murray Abraham, già famoso Salieri e prima ancora feroce inquisitore ne "Il Nome della Rosa", che raccontando la sua storia di ragazzino sbandato delle gang di El Paso, mezzo siriano mezzo calabrese per parte di mamma, "salvato" dal cinema, salutava infine il festival, pochi giorni or sono, in buon italiano, ribadendo l’affetto per il nostro Paese. O ancora, Luciano Vincenzoni, lo sceneggiatore di opere essenziali di Monicelli e Germi, che in uno spezzone trasmesso ieri sera raccontava di come "La Grande Guerra" reso immortale da duo Gassman-Sordi nacque come opera di dura denuncia della crudeltà ed inquità di quel conflitto assurdo, «seicentomila contadini mandati al massacro, e neppure sapevano perchè». E poi i temi dei film, da quello portante del rapporto con il padre, terreno o celeste, alla maturità con cui vengono narrati temi tragici e delicati, dal peso del sospetto ("La cosa giusta" di Marco Campogiani) alle stragi naziste durante l’ultima guerra ("L’uomo che verrà" di Giorgio Diritti), senza giudizi preventivi, lasciando parlare le storie e i protagonisti.
Ma forse, su tutto, vale la considerazione del regista Felice Farina, felice ed emozionato per il premio ricevuto: «Il cinema, non si riesce ad ucciderlo». Anche confinato nelle riserve indiane dei festival, ruggisce ancora, come il mitico leone della MGM.
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