Nel tessile si naviga a vista
Un piccolo imprenditore racconta le difficoltà del mercato. «Un tempo avevamo almeno un margine di 6 mesi, oggi il lavoro lo programmi ogni due settimane, quando ti va bene»
«Per il settore tessile la crisi è iniziata 30 anni fa». E quindi sarebbe il caso di non chiamarla più crisi. Claudio Caielli è un artigiano tessile. La sua azienda la "Tessitura Caielli sas", fondata dal padre Pietro nel 1966, è specializzata in tessuti per camiceria d’alta gamma e tovagliati. Nel momento di fulgore ha avuto fino a nove dipendenti. Oggi ne ha tre, 14 telai e un fatturato di 400 mila euro. «In questo momento serve flessibilità qualità e velocità – dice Caielli – e noi navighiamo a vista. È vero che lavoriamo per conto terzi, ma un tempo avevamo almeno un margine di 6 mesi, oggi il lavoro lo programmi ogni due settimane, quando ti va bene. Questo significa che anche le grandi aziende, per cui lavoriamo, non sanno bene quanti sono i metri di stoffa che andranno a vendere. E se devi consegnare nel giro di pochi giorni, sei costretto a lavorare anche il sabato e la domenica, per poi stare fermo il lunedì e martedì. Non sempre è facile farla capire agli operai».
La tessitura Caielli in un momento di così grande incertezza ha scelto di collaborare con altre aziende per realizzare prodotti innovativi. «Avendo il problema di capire dova va la domanda – continua l’imprenditore – come faccio a decidere come investire? I nostri investimenti sono a lungo termine: un singolo telaio mi costa 50 mila euro e io ne cambio due alla volta. Quindi alla fine devo mettere lì 100 mila euro, ne fatturo 400 mila e in quattro anni devo pagare i telai, senza sapere cosa succederà fra due settimane. Allora, con un amico consulente, ho pensato di realizzare progetti innovativi che coinvolgano altre imprese, in modo da generare la domanda».
Caielli, che si è già inventato il fazzoletto d’argento autodisinfettante , ora sta lavorando al tessuto tessile strutturale, un misto di resine e filati per realizzare mobili e oggetti di arredamento. «Una sera io e questo consulente – racconta Caielli – abbiamo preso una scatola dei plum cake (un dolce inglese ndr), che è in alluminio, l’abbiamo rivestita con un tessuto e poi l’abbiamo resinato. Io peso 90 chili e su quella scatola dopo il trattamento ci sono salito e ha tenuto senza deformarsi. È la nostra prossima scommessa».
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