Bonus bebè, ma non agli immigrati: “Deciderà il consiglio comunale”
Dopo il ricorso presentato da alcune associazioni contro le norme al contributo ai nuovi nati, intervento del sindaco e del centrosinistra tradatese
Il bonus bebè è giusto o no? Si scalda la discussione sull’iniziativa che negli anni scorsi ha messo in atto l’amministrazione comunale tradatese, scegliendo di dare un contributo ai nuovi nati, solo se di genitori esplicitamente tradatesi. Nei mesi scorsi, da parte di Farsi Prossimo, ASGI, Avvocati per Niente, è stato infatti presentato un ricorso contro l’iniziativa da parte di alcuni genitori esclusi dal contributo, tanto da aver “incassato” anche l’approvazione dell’Anof Varese.
«Continuo a leggere queste lettere – commenta il sindaco Stefano Candiani che conferma la propria linea -: nella realtà dei fatti coloro che firmano queste lettere non si sono mai presentati in comune né hanno mai chiesto un incontro. Prima fanno la guerra sui giornali, poi si mettono a invitare al dialogo. Non so cosa succederà su questa iniziativa del bonus bebè, sarà il consiglio comunale a prendere le decisioni. Non associazioni più o meno folcloristiche».
«Se costoro si fossero degnati di parlare in amministrazione, ci sarebbe stato più dialogo – prosegue il primo cittadino -. Loro hanno scelto le vie legali, per pretendere di avere diritti che non ci sono. Noi non abbiamo intenzione di far lavorare avvocati. Al contrario di loro siamo disponibile a incontrali se si degneranno di venire in comune, potremo valutare la opinione. Come base fissa rimane che questa iniziativa deve riguardare i cittadini che vivono e lavorano a Tradate».
Sulla questione intervengono anche il portavoce del Partito Democratico, Andrea Botta, e il capogruppo dell’Ulivo, Luca Carignola: «L’opposizione da tempo aveva denunciato il carattere discriminatorio del bonus bebè tradatese, che è elargito senza limiti di reddito, escludendo i “lavoratori e quindi contribuenti residenti a Tradate”, purché non siano stranieri. Se c’è un problema di bilancio, proponiamo di mantenere la stessa cifra dello scorso anno e di estendere il beneficio a tutte le famiglie regolarmente residenti a Tradate (anche gli immigrati pagano le tasse!) in maniera progressiva fino a redditi medi. Il bonus potrebbe inoltre essere corrisposto in buoni-spesa da utilizzare nei negozi di articoli per bambini (vestiti, carrozzine, pannolini, cibo…) della nostra città. Si otterrebbero due scopi: dare un aiuto concreto alle famiglie con bambini e dare un contributo per rilanciare il commercio tradatese. Va poi fatta un’altra riflessione: leggendo le statistiche dell’INPS, scopriamo che è proprio grazie alle tasse pagate da questi lavoratori/contribuenti non italiani (mediamente più giovani di noi italiani) che si regge tutto il nostro sistema pensionistico e possiamo avere una pensione garantita una volta usciti dal mondo del lavoro. Un motivo in più per non operare discriminazioni ingiustificate: i bambini, tutti i bambini, sono il futuro della nostra società e a tutti va dato il benvenuto nella nostra società. Confidiamo che prevalga la ragionevolezza».
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