Marcegaglia: “A Pomigliano non sono in gioco i diritti”
L'analisi del presidente di Confindustria parte dall'Europa per arrivare al sistema Paese. «Federalismo fiscale vuol dire responsabilizzare gli amministratori. Dobbiamo liberare risorse per investire per stare sui mercati e dare una chance alle nuove generazioni»
Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, sposa in tutto e per tutto la relazione del presidente di Univa Michele Graglia e inizia il suo intervento in assemblea con un importante riconoscimento all’Unione varesina: «Ha ragione Michele ad affermare che il mio legame con questa confindustria, così unita, è vero e profondo. Ogni anno questa confindustria si pone una sfida nuova e sono contenta che il tema dell’assemblea sia la metamorfosi».
Che la metamorfosi debba riguardare tutti, secondo la Marcegaglia, è un dato di fatto: dall’Europa al sistema Paese, dal livello locale a quello nazionale.
E proprio dall’analisi di ciò che sta avvenendo in Italia arrivano gli stimoli più interessanti, tenuto conto che in sala a Malpensafiere ci sono molti big della politica, tra cui il ministro dell’Interno Roberto Maroni e Marco Reguzzoni, capogruppo della Lega Nord in parlamento che si è battutto molto per la legge sul made-in e la tracciabilità dei prodotti tessili.
Dopo essersi complimentata con il ministro per i risultati ottenuti nella lotta alla criminalità organizzata e con Reguzzoni per il contributo dato alla tutela dei prodotti italiani, la Marcegaglia è entrata nel vivo dell’agenda politica: il federalismo fiscale e l’accordo di Pomigliano D’arco tra Fiat e sindacati. «Noi pensiamo che il federalismo fiscale – ha detto la presidente di Confindustria – debba essere un modo per responsabilizzare gli amministratori. Tagliare la spesa pubblica improduttiva per noi questo è il federalismo fiscale, altro non ci interessa. Qualsiasi riforma venga portata avanti deve abbassare la tassazione delle imprese e sui lavoratori. Ci rendiamo conto che non possiamo abbassarle domani, ma occorre avere un po’ di prospettiva. Dobbiamo liberare risorse per investire per stare sui mercati e dare una chance alle nuove generazioni».
Sull’accordo separato di Pomigliano D’Arco, secondo il presidente di Confindustria, non sono in gioco i diritti dei lavoratori ma la produttività. «Se la Fiat decide di portare la produzione a Pomigliano e non a Varese, dove la produttività è in linea con quella di Dusseldorf, chiedendo che ci sia un accordo per avere una certa produttività, significa tutelare i falsi malati o i lavoratori? La Fiom ha detto no perché si dovevano tutelare i diritti. Ma se fosse così, anche noi non saremmo d’accordo, invece in questo caso occorre riportare un’azienda ai suoi livelli di produttività. Se non dovesse passare questo investimento e rimanere in Polonia, mi chiedo chi mai verrà a investire in questo paese».
Il ministro Roberto Maroni, al termine dell’intervento della Marcegaglia, ha così commentato sul federalismo fiscale: «Tutti sono impegnati nel realizzarlo nel migliore dei modi. Stiamo lavorando per fare una cosa fatta bene, perché è una questione centrale dello Stato e dalla sua positiva attuazione dipende lo sviluppo del paese nei prossimi decenni. La manovra economica va calibrata per mantenere la s tessa riduzione della spesa pubblica senza penalizzare eccessivamente e senza mettere sullo stesso piano chi si è comportato bene e chi si è comportato male».
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