Promozione dell’agricoltura, è tempo di cambiare le norme
Fiori (Coldiretti Varese): "bene il sostegno per la promozione dei prodotti lombardi, ma che siano veramente lombardi dal campo alla tavola"
“Bene la decisione della Regione Lombardia di sostenere, anche nel secondo semestre 2010, le sue eccellenze agroalimentari con un investimento di 677.300 euro. All’assessore all’Agricoltura Giulio De Capitani facciamo quindi i complimenti per l’iniziativa, ma allo stesso tempo gli ricordiamo quanto gli abbiamo già detto durante la sua visita a Varese, ovvero che le risorse della Lombardia devono essere spese per promuovere i prodotti agroalimentari veramente lombardi dal campo e dalla stalla alla tavola!”.
A lanciare la sfida è il Presidente della Coldiretti di Varese, Fernando Fiori, che ricorda come in passato parte delle risorse finanziarie siano andate al sostegno delle azioni di promozione di prodotti agroalimentari che nulla hanno a che fare con l’agricoltura lombarda.
"Siamo invece molto lieti – afferma Coldiretti Varese – che anche i nostri veri prodotti agroalimentari, come il miele varesino, la Formaggella del Luinese, il vino dei Ronchi Varesini, gli asparagi di Cantello, il salame prealpino o le pesche di Monate, possano beneficiare dell’intervento regionale. Quello che preoccupa è che si continuino a finanziare le promozioni della Bresaola che della Valtellina ha solo l’aria, ma nemmeno un chilo di carne degli allevamenti della provincia di Sondrio".
Nello specifico, Regione Lombardia ha destinato 240.500 euro per la promozione dei prodotti e del territorio. Alla promozione sul mercato nazionale ed estero, a sostegno delle imprese lombarde, sono stati destinati 145.800 euro con particolare attenzione a eventi fieristici in Italia. Altri 291.000 euro, infine, saranno investiti per azioni informativo-promozionali a favore dei consumatori. Investimenti particolarmente importanti anche in ottica Expo 2015.
“Ha ragione De Capitani – conclude Fiori – quando dice che i prodotti dell’agricoltura lombarda sono un modo per "fare parlare il territorio, le cui particolarità hanno, proprio nei prodotti agroalimentari, una delle loro voci più belle e limpide", ma d’ora in poi occorre rivedere le norme, ed in particolare il Piano di sviluppo rurale, per evitare che le risorse vadano a sostegno di prodotti poco o per niente lombardi, al di là delle apparenze”.
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